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Introduzione al gruppo di lettura [Luca]
Sull’importanza di leggere Wallerstein
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Sull’importanza di leggere Wallerstein
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Introduzione al gruppo di lettura [Luca]
Sull’importanza di leggere Wallerstein
Si potrebbe sostenere che leggere alcune riflessioni scritte di pugno da un autore la cui vita si estende su tre quarti di secolo sia utile in se per un vago discorso legato alla saggezza e alla testimonianza, ma a me sembra che nel caso di Wallerstein tutto ciò possa passare in secondo piano. Wallerstein scrive di un qualcosa che vuole riguardare il presente e cerca d’intravvedere linee di tendenza per il futuro, molto più quindi d’un’analisi critica del passato.
A prescindere da quello che si possa pensare del testo in questione credo che in primo luogo colpisca il coraggio mostrato dall’autore nell’esporre le proprie tesi senza ricorrere a lunghissime divagazioni, esempi, specifiche o chiarimenti. Wallerstein espone le sue tesi in modo preciso e inconfondibile quasi a costringere i suoi critici nel ribattere ad uscire allo scoperto.
Il suo scagliarsi contro la frammentazioni dei saperi più che finire con l’essere una lamentela di un uomo d’altri tempi sembra mettere in guardia contro la cecità –e spesso la volontà- degli specialisti rivolti a cogliere le specificità ma incapaci di vedere i movimenti nel loro insieme più grande.
Certo Wallerstein si avvale anch’esso di specialisti, ma il suo testo e la sua analisi sembra proprio andare controcorrente rispetto al presente.
La tradizione storiografica delle Annales -soprattutto le analisi di Braudel-, le analisi dei cicli economici elaborate da Kondratieff, ma anche l’approccio antropologico di Polany sembrano essere i riferimenti dai quali principalmente l’autore attinge.
I principali temi trattati nel testo letto toccano i seguenti punti:
- la parzialità (nel senso di limitatezza) dell’approccio specialistico - frammentato alle scienze sociali;
- il considerare il mercato una costruzione sociale incapace di reggersi (anche solo di formarsi) da sola;
- il considerare la crisi come prodotto della sovrapproduzione di merci o comunque rilegarla alla sfera della distribuzione o non della produzione;
- considerare la globalizzazione come fenomeno insito ad’ un’economia capitalista, quindi una condizione in se non nuova;
- vedere la proletarizzazione come terreno di scontro (quasi di conquista per molti);
- inquadrare il binomio antinomico dell’universalismo e anti-universalismo come fondamentale per il funzionamento del sistema;
- concepire la situazione attuale come transizione da un sistema entrato in crisi ad uno nuovo che ancora non si delinea chiaramente.
A questi temi toccati da Wallerstein aggiungerei –per allargare e vivacizzare la discussione- come collocare l’analisi del Sistema Mondo con quella inclusiva di Negri in Impero?
Ma che fine fa il plusvalore?
E l’ecologia o meglio la consapevolezza dei limiti agli sviluppi?
Dove finisce l’intreccio tra crisi - innovazione tecnologica – e nuova forma di azione del potere nel sistema? Penso alle riflessioni di Marx contenute nel capitale (primo libro capitolo IV), alle analisi elaborate dal pensiero degli itntellettuali che diedero vita all’operaismo italiano, alle analisi di Foucoult sul rapporto tra eugenetica e cambiamento di forma del potere.
Ma in cosa ha sbagliato il pensiero riformista e quello rivoluzionario secondo Wallerstein?
Per questo vale la pena leggere Wallerstein, per non perdere la passione al discorrere.
[Luca]