MaterialiGutierrez

HomePage :: Categories :: PageIndex :: RecentChanges :: RecentlyCommented :: Login/Register
Most recent edit on 2008-04-21 09:54:04 by ClinameN

Additions:
relazione tenuta al convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008; v.or. sp.: Educación, lucha política y cambio cultural en América Latina (tra. it. a cura di S.L.)


Deletions:
traduzione IN CORSO della relazione tenuta al convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008




Edited on 2008-04-21 09:46:08 by ClinameN

Additions:
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, quali la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra politica infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di “comunicazione popolare”, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina. Quando quindi negli anni 90 in America Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno, in particolare per il rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso la differenza e la pluralità, per il prendersi invece gioco della solennità del potere e delle strutture e per la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
In primo luogo è stato durante questi anni che i movimenti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della educazione pubblica, nonostante i processi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti sia alla guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, sia ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... sia infine all'offensiva ideologica neoliberista contro lo sviluppismo (di cui il sindacalismo era un pezzo fondamentale). L'assassinio di dirigenti sindacali e l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determinato un indebolimento della formazione sindacale. L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca universitaria ha anche indebolito la formazione di intellettuali e progetti di formazione critica. La crisi della sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriormente questo processo di indebolimento della formazione politica dei movimenti sociali critici e della sinistra politica critica.
Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi movimenti sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di orfanezza ideologica e questo contribuì alla messa a punto di nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare. Anche la stessa educazione popolare ha vissuto il suo processo di trasformazione nella misura in cui andava mutando il contesto. Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di una rifondazione della educazione popolare. Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei movimenti sociali sui temi identitari che essi ponevano, e nello stesso tempo iniziò una riflessione sui limiti del paradigma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latino americana (compresa quella rivoluzionaria).
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire e al tempo stesso il recupero di altre che nel periodo precedente non avevano avuto un ruolo importante nell'educazione popolare.
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma proprio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perché per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della educazione e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, umiliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In meno di dieci anni i popoli della regione hanno deposto i governi neoliberisti in Argentina, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e hanno imposto nuovi governi caratterizzati come governi di centro-sinistra, indigeni, popolari o rivoluzionari. In alcuni casi, come in Venezuela, Bolivia e Ecuador i governi esprimono una maggiore volontà di trasformazione della società verso un cammino di umanesimo concreto e di attenzione ai bisogni della popolazione più esclusa e povera della società, nel senso della costituzione di una società con una maggiore giustizia sociale ed economica, una maggiore equità, un recupero maggiore dei beni pubblici per tutta la popolazione (e non per pochi) e di una sovranità in tutti i campi. Si tratta di governi con una chiara volontà di trasformazione e maggiore volontà e decisione di affrontare i poteri economici oligarchici tradizionali e le politiche di dominazione del governo degli Stati Uniti. Le grandi difficoltà che incontrano questi nuovi governi e movimenti sociali provengono da un contesto come quello attuale dove le istituzioni internazionali e i poteri economici, politici e militari mondiali continuano in una logica di lucro capitalista e di dominio del Nord verso il Sud.
D'altra parte la società civile vede con simpatia e allo stesso tempo con timore tali cambi; ciò è dovuto alla paura che provoca immaginarsi una reazione violenta dell'Impero, ma soprattutto alla paura che provoca l'idea che le società complesse di oggi possano un giorno cambiare. E' stata molto forte tale l'ideologia secondo cui il capitalismo è l'unica società possibile e al suo interno il neoliberismo la sua unica opzione anche se non molto piacevole. E' come se ci fosse la convinzione generalizzata che la direzione dell'umanità deve cambiare però allo stesso tempo l'idea che non ci siano alternative chiare e che tentare di cambiare il mondo è molto più rischioso che cercare di sopravvivere in esso, cioè adattarsi.
In questo senso alle linee educative segnalate nel paragrafo precedente, bisogna aggiungere qualcosa che Freire ha sempre enfatizzato fin dall'inizio: il principale nemico della trasformazione è la paura della libertà, la paura della trasformazione, la paura di calpestare terreni inediti e sconosciuti. Tra questi timori va crescendo un movimento mondiale di ricerca di una nuova cultura, di nuovi modi di economia, basati più su una scala umana che su una quantitativa astratta di calcolo di costi e benefici; si va mostrando sempre più che un'altra cultura globale è possibile, nel rispetto della natura, della vita umana, sotto il segno di un altro paradigma della politica e dell'economia e che questo passa per la reintegrazione delle scoperte fatte nelle dinamiche locali, da soggetti specifici; si sviluppa così un pensiero globale con una coscienza verso la particolarità di genere, di razza, di etnia, di generazione, di classe, etc... con un pensiero altro sulla politica e il politico e con un'altra epistemologia.
La pedagogia che si impone in questo periodo di ricerca di alternativa e pratica costruttiva è una pedagogia dell'incontro, della speranza, della creatività e di sperimentazione di nuove forme di vita e comunità a partire da una moltitudine di soggetti non centralizzabili organizzativamente. Soggetti che si relazionano invece sulla base di reti e azioni comuni e il cui pensiero non è sintetizzabile per quanto riguarda i contenuti unici e comuni; si tratta di un flusso comunicativo e di un dialogo di saperi e proposte che vanno a influenzare in modo piccolo ma significativo, con effetti talvolta maggiori nella rete, e quindi con influenze non controllabili né pianificabili ma che si rafforzano attraverso la stessa comunicazione ogni volta più complessa di comunità e movimenti.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina ha creato un nuovo contesto che riposiziona il processo di educazione popolare e il pensiero a esso associato. Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici, la diversità, la lotta contro le discriminazioni, i sistemi e le politiche educative. Tutto ciò può mostrare che si tratta di una sintesi in nuovi contesti di molti temi della tappa sviluppista e dei temi della critica al periodo neoliberista che ancora non è terminata ma che si sta già volgendo in ritirata. Questo è un segnale di speranza perché significa il nuovo incontro del pensiero critico strutturale con il pensiero critico movimentista e identitario degli anni 80 e 90. Dall'incontro tra istituzionale ed extra-istituzionale, del necessario universalismo di una proposta e la necessaria diversità di pensieri e paradigmi culturali.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce che le sfide dell'educazione popolare in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti la conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predeterminata e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e della società della quale fanno parte. In questo cammino il pensiero di Paulo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie per i quali ha senso interrogarsi sulle sfide di una educazione critica e liberatrice.


Deletions:
Para Freire la formación, la educación ante todo es un proceso de comunicación, no un método (una técnica finalmente) abstracto, una relación intersubjetiva colectiva, un diálogo siempre contextual y distinto acerca de problemas vitales. Por ello, ética, comunicación, diálogo y problemas vitales son el núcleo del proceso pedagógico.
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra politica infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di “comunicazione popolare”, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
Quando quindi negli anni 90 in America Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno, in particolare per il rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso la differenza e la pluralità. per il prendersi invece gioco della solennità del potere e delle strutture e per la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
In primo luogo è stato durante questi anni che i movimenti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della educazione pubblica, nonostante i processi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alla guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, (e anche dovuto ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale ??).
L'assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determinato un indebolimento economico e organizzativo dei sindacati stessi e della loro formazione. L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca universitaria ha anche indebolito la formazione di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi della sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriormente questo processo di indebolimento della formazione politica dei movimenti sociali critici e della sinistra politica critica. Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi movimenti sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Anche la stessa educazione (?) popolare ha vissuto il suo processo di trasformazione nella misura in cui andava mutando il contesto.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di una rifondazione della educazione popolare. Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei movimenti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò una riflessione sui limiti del paradigma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latino americana compresa quella rivoluzionaria.
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire e al tempo stesso il recupero di altre che nel periodo precedente non avevano avuto un ruole importante nell'educaizone popolare.
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma proprio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perché per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della educazione (??), e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, umiliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive y de acoso económico (??), decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In meno di dieci anni i popoli della regione hanno deposto i governi neoliberisti in Argentina, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e hanno imposto nuovi governi caratterizzati come governi di centro-sinistra, indigeni, popolari o rivoluzionari. In alcuni casi, come in Venezuela, Bolivia e Ecuador i governi esprimono una maggiore volontà di trasformazione della società verso un cammino di umanesimo concreto e di attenzione ai bisogni della popolazione più esclusa e povera della società, nel senso della costituzione di una società con una maggiore giustizia sociale ed economica, una maggiore equità, un recupero maggiore dei beni pubblici per tutta la popolazione e non per pochi, e di una sovranità in tutti i campi. Si tratta di governi con una chiara volontà di trasformazione e maggiore volontà e decisione di affrontare i poteri economici oligarchici tradizionali e le politiche di dominazione del governo degli Stati Uniti. Le grandi difficoltà che incontrano questi nuovi governi e movimenti sociali provengono da un contesto come quello attuale dove le istituzioni internazionali e i poteri economici, politici e militari mondiali continuano in una logica di lucro capitalista e di dominio del Nord verso il Sud.
D'altra parte la società civile vede con simpatia e allo stesso tempo con timore tali cambi; ciò è dovuto alla paura che provoca immaginarsi una reazione violenta dell'Impero, ma soprattutto alla paura che provoca l'idea che le società complesse di oggi possano un giorno cambiare. E' stata molto forte tale l'ideologia (??) per la quale il capitalismo sia l'unica società possibile, e al suo interno il neoliberismo anche se non molto piacevole comunque la sua unica opzione. E' come se ci fosse la convinzione generalizzata che la direzione dell'umanità deve cambiare però allo stesso tempo l'idea che non ci siano alternative chiare e che tentare di cambiare il mondo è molto più rischioso che cercare di sopravvivere in esso, cioè adattarsi.
In questo senso alle linee educative segnalate nel paragrafo precedente, bisogna aggiungere qualcosa che Freire ha sempre enfatizzato fin dall'inizio: il principale nemico della trasformazione è la paura della libertà, la paura della trasformazione, la paura di calpestare terreni inediti e sconosciuti.
Tra questi timori va crescendo un movimento mondiale di ricerca di una nuova cultura, di nuovi modi di economia, basati più su una scala umana che su una quantitativa astratta di calcolo di costi e benefici; si va mostrando sempre più che un'altra cultura globale è possibile, nel rispetto della natura, della vita umana, sotto il segno di un altro paradigma della politica e dell'economia e che questo passa per la reintegrazione delle scoperte fatte nelle dinamiche locali, da soggetti specifici; si sviluppa così un pensiero globale con una coscienza verso la particolarità di genere, di razza, di etnia, di generazione, di classe, etc... con un pensiero altro sulla politica e il politico e con un'altra epistemologia.
La pedagogia che si impone in questo periodo di ricerca di alternativa e pratica costruttiva è una pedagogia dell'incontro, della speranza, della creatività e di sperimentazione di nuove forme di vita e comunità a partire da una multitudine di soggetti non centralizzabili organizzativamente. Soggetti che si relazionano invece sulla base di reti e azioni comuni e il cui pensiero non è sintetizzabile per quanto riguarda i contenuti unici e comuni; (questo è) un flusso comunicativo e un dialogo di saperi e proposte che vanno a influenzare in modo piccolo ma significativo con effetti talvolta maggiori nella rete e quindi con influenze non controllabili né pianificabili ma che si rafforzano attraverso la stessa comunicazione ogni volta più complessa di comunità e movimenti.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??). Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici, la diversità, la lotta contro le discriminazioni, i sistemi e le politiche educative.
Tutto ciò può mostrare che di una sintesi sicura in nuovi contesti di molti temi della tappa sviluppista e dei temi di questa tappa di critica al periodo neoliberista che ancora non è terminata ma che si sta già volgendo in ritirata (??). Questo è un segnale di speranza perché significa il nuovo incontro del pensiero critico strutturale con il pensiero critico movimentista e identitario degli anni 80 e 90. Dall'incontro tra istituzionale e extra-istituzionale, del necessario universalismo di una proposta e la necessaria diversità di pensieri e paradigmi culturali.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/ educazione in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predeterminata e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Paulo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie per i quali ha senso interrogarsi sulle sfide di una educazione critica e liberatrice.




Edited on 2008-04-20 18:09:23 by ClinameN

Additions:
- per i secondi attraverso una alleanza politica necessaria al cambio modernizzatore e le riforme;
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree tecniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora. Le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica. Furono elementi complementari decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca. L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione bancaria oligarchica e borghese così ci fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Nonostante una fosse individualista e l'altra fosse collettivista in entrambe le correnti, per il loro carattere funzionalista, strutturalista e strumentalista, l'essere umano come persona non è al centro perchè il centro è sempre occupato dal sistema, sia esso quello vigente o quello che vi si vuole sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché comportava in realtà una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra politica infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di “comunicazione popolare”, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
La reazione dei gruppi di potere più conservatori dell'America Latina, e il timore che il Nord America ebbe delle aperture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista. In effetti il progetto neoliberista promosso dalla dittatura di Pinochet e dal Dipartimento di Stato Nordamericano a partire dal 1973 mise a punto una autentica controrivoluzione in America latina a partire dallo stesso capitalismo di riforme.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, di smantellamento degli organismi dello stato per l'industria nazionale, di eliminazione lenta delle barriere doganali che proteggevano l'industria nazionale, di apertura a capitali stranieri, di smantellamento degli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica e della sovranità della politica economica agli organismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso in molti paesi, grazie al meccanismo del debito estero.
Tutto questo processo fu diretto da una ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico consistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del "si salvi chi può": chi si salva in questa ideologia è l'efficiente, il migliore e pertanto colui che deve salvarsi per il bene della società.
Questa ideologia, esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo.
Senza dubbio significa che, sottomessa l'intera vita al calcolo monetario, i processi di distruzione della natura, delle relazioni sociali (per l'insicurezza lavorativa che l'esacerbazione della competenza per le fonti di lavoro) e della cultura si deteriorano nella stessa proporzione con cui, distruggendole, si può ottenere un margine di lucro economico. In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza alcun limite condotte dal lucro economico. La cura del pianeta è ora nelle mani di una società civile che ha visto indebolirsi e distruggere il sostegno istituzionale dello stato e si trova condannata a una lotta di sopravvivenza in un mondo economico ogni volta più incerto e più insicuro. Cosa può significare in termini educativi tale modello? La mercantilizzazione della educazione. Questo significa la privatizzazione delle università pubbliche sempre più al servizio degli interessi imprenditoriali e fiorire di università e collegi privati stranieri nella regione.
L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (che finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro l'Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'educazione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale.
La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella periodo delle persecuzioni, dei desaparecidos e degli assassini politici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina. Una logica di rottura che cerca non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico in un modo realmente includente.
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America latina fu che obbligò a superare l'ingenuità del pensiero alternativo sulla proposta di cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale volesse superare il capitalismo come modo di organizzazione e di vita sociale più umano, era rimasto intrappolato in nella matrice culturale che poteva spiegarne anche in qualche modo la sua caduta alla fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentro e all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile una vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi. Questo processo obbediva inoltre a una maturità propria del pensiero critico, che, nato in matrici universaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nella complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì nei soggetti concreti, e cioè sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro è proprio la teologia della liberazione latino americana, che negli anni 80 e 90 assistette a una completa diversificazione delle riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di movimenti ecclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono una riflessione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genere, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' importante vedere che in questo transito si passò a poco a poco dalla riflessione identitaria e dall'ermeneutica in chiave identitaria o specifica, alla costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove paradigmi epistemologici e teologici di genere, di generazione, indigeni, di teologia nera, etc... In altri termini la parte non si vedeva più come una parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttore, e fiorirono così visioni sempre più radicali della vita e della società. Fu lanciata la messa in discussione della stessa modernità.
Quando quindi negli anni 90 in America Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno, in particolare per il rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso la differenza e la pluralità. per il prendersi invece gioco della solennità del potere e delle strutture e per la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei movimenti sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilizza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare, e non più nei termini dei sempre più incomprensibili linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (una società che comprenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos" (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo" (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di noi stiamo voi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare il potere senza prendere il potere). Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che, prima di essere una nuova teoria politica o un programma politico era una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale. In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo una lotta contro le dittature, e nemmeno contro il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. E' questo almeno quello che può vedersi in America Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità negre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto. Si interrogavano costantemente sui nuovi paradigmi epistemologici, culturali e politici.
1) la difesa della vita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture)
3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalla capacità di creare della stesse comunità, benché in contesti di sistema sociali escludenti;


Deletions:
- per i secondi attaverso una allenza politica necessaria al cambio modernizzatore e le riforme;
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree tecniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora. Le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica. Furono elementi compementari decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca. L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione bancaria oligarchica e borghese così ci fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Nonostante una fosse individualista e l'altra fosse collettivista in entrambe le correnti, per il loro carattere funzionalista, strutturalista e strumentalista, l'essere umano come persona non è al centro perchè il centro è sempre occuapto dal sistema, sia esso quello vigente o quello che vi si vuole sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché comportava in realtà una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra politica infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
La reazione dei gruppi di potere più conservatori dell'America Latina, e il timore che il Nord America ebbe delle aperture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
In effetti il progetto neoliberista promosso dalla dittatura di Pinochet e dal Dipartimento di Stato Nordamericano mise a punto una autentica controrivoluzione in America latina a partire dallo stesso capitalismo di riforme.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si smantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que (??) che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli organismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa (??).
Tutto questo processo fu diretto da una ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico consistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può: chi si slava in questa ideologia è l'efficiente, il migliore e pertanto colui che deve salvarsi per il bene della società.
Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, ai processi di distruzione della natura e di relazione sociale (??) e della cultura; queste si deteriorano nella stessa proporzione con cui, distruggendole, si può ottenere un margine di lucro economico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza alcun limite condotte dal lucro economico . La cura del pianeta è ora nelle mani di una società civile che ha visto indebolirsi e distruggere il sostegno istituzionale dello stato e si trova condannata a una lott adi sopravvivenza in un mondo economico ogni volta più incerto e più insicuro. Una società civile che reclama i poteri transazionali (rivedere ?? ) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della educazione, a privatizzazione delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región (??).
L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'educazione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale.
La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assassini politici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina. Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America latina fu che obbligò a superare l'ingenuità del pensiero alternativo sulla proposta di cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale volesse superare il capitalismo come modo di organizzazione e vita sociale più umano, era rimasto intrappolato in nella matrice culturale che poteva spiegarne anche in qualche modo la sua caduta alla fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentro e all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile una vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi. Questo processo obbediva inoltre a una maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici universaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nella complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì nei soggetti concreti, e cioè sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latino americana, che negli anni 80 e 90 assistette a una completa diversificazione delle riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di movimenti ecclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono una riflessione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genere, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chiave identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove paradigmi epistemologici e teologici di genere, di generazione, indigene, di teologia nera, etc... In altri termini la parte non si vedeva più come una parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
Quando quindi negli anni 90 in America Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno. In particolare per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. il prendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei movimenti sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilizza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare, e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a società che comprenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos" (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo" (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare il potere senza prendere il potere). Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che, prima di essere una nuova teoria politica o un programma politico era una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale. In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo una lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste una circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiamento politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in America Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità negre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas (??). Si interrogavano costantemente sui nuovi paradigmi epistemologici, culturali e politici.
1) la difesa della vita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture (??)
3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalla capacità di creare della proprie comunità, benché in contesti di sistema sociali escludenti;




Edited on 2008-04-20 16:40:13 by ClinameN

Additions:

Diversità politiche e comunanze pedagogiche nel modello sviluppista

Paulo Freire è quella persona che con più profondità riflette sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono il livello pedagogico più profondo. Il livello più importante sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati o si costruiscono intersoggettivamente, una specie di contenuto occulto, un curriculum oculto nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunicazione di detti contenuti.
Para Freire la formación, la educación ante todo es un proceso de comunicación, no un método (una técnica finalmente) abstracto, una relación intersubjetiva colectiva, un diálogo siempre contextual y distinto acerca de problemas vitales. Por ello, ética, comunicación, diálogo y problemas vitales son el núcleo del proceso pedagógico.
Per Freire la formazione e l'educazione sono in primo luogo un modo di comunicazione, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì una relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e diverso sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua pedagogia era oltre il paradigma sviluppista. Da questo discendono le ambivalenze della ricezione e delle critiche.
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra politica infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.


Deletions:

Diversità e comunanze nel modello sviluppista

Lo sviluppismo e l'educazione

Paulo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e ha scoperto che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunicazione di detti contenuti.
Per Freire la formazione e l'educazione sono in primo luogo un modo di comunicazione, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì una relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua concezione educativa ?? era oltre il paradigma sviluppista. Da questo discendono le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra (politica) infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.




Edited on 2008-04-20 15:43:36 by ClinameN

Additions:

Diversità e comunanze nel modello sviluppista

In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione bancaria oligarchica e borghese così ci fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Nonostante una fosse individualista e l'altra fosse collettivista in entrambe le correnti, per il loro carattere funzionalista, strutturalista e strumentalista, l'essere umano come persona non è al centro perchè il centro è sempre occuapto dal sistema, sia esso quello vigente o quello che vi si vuole sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché comportava in realtà una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Freire infatti la pratica pedagogica è un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e ontologica e non solo un mezzo per un fine sistemico strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'individuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno di pratiche sociali e politiche di trasformazione del sistema. Comunità dove il centro sono gli esseri umani, esseri che rinforzano collettivamente il dialogo, la loro visione e partecipazione alla realtà, la loro critica e autocritica della prassi che trasforma e umanizza la loro vita quotidiana e delle strutture sociali.
Paulo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e ha scoperto che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunicazione di detti contenuti.


Deletions:
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione bancaria oligarchica e borghese così ci fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste e strutturaliste nonostante una fosse individualista e l'altra fosse collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Freire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'individuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno di pratiche sociali e politiche di trasformazione del sistema... ??
Comunità dove il centro sono gli esseri umani, esseri che rinforzano collettivamente il dialogo, la loro visione e partecipazione alla realtà, la loro critica e autocritica della prassi che trasforma e umanizza la loro vita quotidiana e delle strutture sociali.
Paulo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunicazione di detti contenuti.




Edited on 2008-04-20 15:25:17 by ClinameN

Additions:
In questo modo, durante gli anni sessanta, cercando di superare le strutture educative più tradizionali di stampo conservatore, rurale, clericale e oligarchico, hanno convissuto contemporaneamente nel continente almeno tre indirizzi:
- quello sviluppista borghese, progressista, rappresentato dal CEPAL;
- quello sviluppista dei partiti comunisti che promuovevano le riforme come condizione del cambio rivoluzionario;
- quello dell'intellettualità più radicale vicina ai movimenti di liberazione nazionale e fortemente ispirati ai principi della rivoluzione cubana, per il quale il compito principale era la rivoluzione di liberazione nazionale come condizione dell'efficacia delle riforme sociali strutturali.
Le grandi differenze tra queste tre indirizzi erano politiche e ideologiche; tutte condividevano però una matrice di pensiero che oggi potremmo definire moderna per la sua concezione della ragione e della verità, della libertà dell'individuo e dei diritti umani, del progresso, della scienza e della tecnica, e la concezione dell'universalismo. Potremo anche definirla strutturalista, industrialista e statal-interventista" (nelle sue varianti keynesiana e socialista).
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e sui soggetti necessari a queste trasformazioni:
- la borghesia industriale per i primi;
- l'alleanza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi;
- l'alleanza tra intellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi.
Di conseguenza anche le linee e priorità di azione erano diverse:
- con la modernizzazione delle istituzioni e la creazione di professionisti, tecnici e intellettuali al servizio del progetto industriale;
- per i secondi attaverso una allenza politica necessaria al cambio modernizzatore e le riforme;
- per i terzi con un cambiamento rivoluzionario a partire dal quale era possibile riorganizzare la società e avviare lo sviluppo.
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale, l'educazione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lotta contro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione, e per questo concentrarono gli sforzi. Questo implicava l'aumento di corporazioni economiche, lo sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, la modernizzazione dei conti, delle finanze, delle statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica, la formazione di economisti e amministratori, la formazione tecnica dei lavoratori. La formazione dei principali intellettuali e dei quadri politici della classe dominante continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree tecniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora. Le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica. Furono elementi compementari decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca. L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario.
I contenuti erano messianici e la proposta alternativa si presentava con grande chiarezza come una ricetta, identificandosi con gli schemi del socialismo. Il dibattito era sui contenuti perché sui metodi di insegnamento si potevano identificare in ciò che Freire identificò come insegnamento di tipo bancario e questo sotto diversi aspetti. In primo luogo per la visione meccanicista della formazione: l'educazione era trasmissione di contenuti da un soggetto all'altro, che è quindi oggetto della relazione pedagogica. E poi per il concetto di conoscenza: veniva infatti intesa come un oggetto assoluto che una volta afferrato doveva essere trasmesso e non come processo intersoggettivo dinamico e creativo del soggetto pedagogico e del metodo pedagogico. Quindi per il soggetto e il metodo pedagogico.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione bancaria oligarchica e borghese così ci fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste e strutturaliste nonostante una fosse individualista e l'altra fosse collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.


Deletions:
In questo modo, durante gli anni sessanta, cercando di superare le strutture educative più tradizionali di stampo conservatore, rurale, clericale e oligarchico, convissero contemporaneamente nel continente almeno tre indirizzi: quello sviluppista borghese, progressista, rappresentato dal CEPAL; quello sviluppista dei partiti comunisti che promuovevano le riforme come condizione del cambio rivoluzionario; quello dell'intellettualità più radicale vicina ai movimenti di liberazione nazionale e fortemente ispirati ai principi della rivoluzione cubana, per il quale il compito principale era la rivoluzione di liberazione nazionale come condizione dell'efficacia delle riforme sociali strutturali.
Le grandi differenze tra queste tre indirizzi erano politiche e ideologiche; tutte condividevano però la matrice moderna rispetto alla concezione della ragione e della verità, della libertà dell'individuo e dei diritti umani, del progresso, della scienza e della tecnica, e la concezione dell'universalismo. Comune era anche la concezione strutturalista, industrialista e statal-interventista" (nelle sue varianti keynesiana e socialista).
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'alleanza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra intellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. (Magari in nota aggiungere/tagliare ?? : così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'educazione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lotta contro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove concentrarono gli sforzi.
Questo implicava l'aumento di corporazioni (gemios ??) economiche, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delle statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica dei lavoratori La formazione dei principali intellettuali quadri politici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree tecniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora.
le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica. Furono "complementi" decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca. L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario. I contenuti erano messianici e la proposta alternativa si presentava con grande chiarezza come una ricetta, identificandosi con gli schemi del socialismo. Il dibattito era sui contenuti perché sui metodi di insegnamento si potevano identificare in ciò che Freire identificò come insegnamento di tipo bancario e questo sotto diversi aspetti.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'educazione era trasmissione di contenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo della relazione pedagogica (??). In secondo luogo sul concetto di conoscenza. Veniva infatti intesa come un oggetto assoluto che una volta afferrato doveva essere trasmesso e non come processo intersoggettivo dinamico e creativo del soggetto pedagogico e del metodo pedagogico.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / educazione bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero una individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.




Edited on 2008-04-20 13:13:08 by ClinameN

Additions:
Si può dire che il progetto sviluppista si diede come obiettivo centrale il superamento dell'arretratezza economica mediante la moderizzazione economica basata sulla industrializzazione e tecnologizzazione dell'agricoltura, l'integrazione della popolazione in un ampio mercato interno (grazie allo sviluppo di mezzi di trasporto e comunicazione), la dilatazione del consumo interno, il rafforzamento della classe media e la creazione di un quadro istituzionale di diritti universali, di legittimizzazione e regolazione giuridica dei conflitti di classe. Strumento fondamentale di questo progetto doveva essere lo stato, quale promotore di nuovi investimenti e nuova mentalità. Strumento per promuovere formazione tecnica adeguata al nuovo progetto di sviluppo sia all'interno della classe lavoratrice, sia all'interno dei gruppi di potere, benché fossero ancora vincolati a concezioni molto tradizionali dell'economia e della politica, tipiche della società prevalentemente agraria e commerciale del secolo del XIX. Lo stato doveva fare così grandi investimenti nella educazione orientata a rafforzare questo progetto industrializzante e di integrazione economica interna tra città e campagna. Si creò una grande quantità di istituzioni per consolidare questo progetto di integrazione e modernizzazione nazionale basato sulla dinamica economica.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentemente economico, con aspetti razionalisti e nazionalisti benché fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semi rurali. Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalistica), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare manodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul compadrazgo, sulla servitù e sull'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'educazione si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e di quelle dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica.
Benché criticato, dal momento che si basava esclusivamente su un interesse modernizzatore di tipo capitalista al servizio dei gruppi industriali, questo ideale sviluppista era condiviso dai partiti comunisti e dai sindacati, che erano i principali movimenti sociali dell'epoca. Questo progetto capitalistico democratico fu quindi da loro appoggiato mentre contemporaneamente si sviluppava una formazione e una organizzazione operaia e contadina affinché, una volta si fosse consolidata questa modernizzazione, fosse possibile una trasformazione di tipo socialista.
Da un'altra prospettiva la rivoluzione cubana criticava il carattere borghese e oligarchico dello sviluppismo sudamericano, la sua concezione funzionale e non etica della promozione dell'educazione e dell'organizzazione dei lavoratori. Criticava anche il fatto che l'integrazione nella dinamica economica dava benefici solo ai settori industriali di punta, legati al capitale internazionale, e quindi non a tutti i settori né a tutti i lavoratori. Criticava molto la politica imperialista del governo nordamericano e la dipendenza dei governi sudamericani sottomessi. Formulò l'importanza del carattere non solo classista ma anche anti-imperialista della lotta e la possibilità di una transazione diretta al socialismo, senza la necessità di creare una società capitalistica democratica come proponevano lo sviluppismo e i partiti comunisti.
In ogni caso anche il progetto cubano può essere riferito al modello sviluppista, per la visione dello sviluppo fondata sulla produzione industriale, sulla diversificazione delle esportazioni, sulla spinta tecnico-scientifica nella produzione, sul ruolo dello stato nella promozione dell'economia, sul carattere nazionale dello sviluppo industriale e, in senso più ampio, su tutta la concezione della modernità. L'impatto della rivoluzione cubana nel continente fu immediato e decisivo per la nascita dei movimenti rivoluzionari sia urbani che rurali. Mostrava che un cambio rivoluzionario in America latina era possibile, e lo era, non in un futuro generico giustificato da una presunta legge storica o da una aspirazione utopica, ma nel presente.


Deletions:
Si può dire che il progetto sviluppista si diede come obiettivo centrale il superamento dell'arretratezza economica mediante la moderizzazione economica basata sulla industrializzazione e tecnologizzazione dell'agricoltura, l'integrazione della popolazione in un amplio mercato interno (grazie allo sviluppo di mezzi di trasporto e comunicazione), la dilatazione del consumo interno, il rafforzamento della classe media, e la creazione di un quadro istituzionale di diritti universali, di legittimizzazione e regolazione giuridica dei conflitti di classe. Strumento fondamentale di questo progetto doveva essere lo stato, quale promotore di nuovi investimenti e nuova mentalità. Strumento per promuovere formazione tecnica adeguata al nuovo progetto di sviluppo sia internamente ai gruppi di potere, benché fossero vincolate a concezioni molto tradizionali dell'economia, della politica, entrambe tipiche della società prevalentemente agraria e commerciale del secolo del XIX, sia all'interno della classe lavoratrice. Lo stato doveva così fare grandi investimenti nella educazione orientata a rafforzare questo progetto industrializzante e di integrazione economica interna tra città e campagna. Si crearono così una grande quantità di istituzioni per consolidare questo progetto di integrazione e modernizzazione nazionale basato sulla dinamica economica.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentemente economico, con aspetti razionalisti e nazionalisti benché fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semi rurali. Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalistica), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare manodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato dal dizionario, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'educazione si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.
Questo ideale sviluppista era condiviso dai partiti comunisti e dai sindacati, che erano i principali movimenti sociali dell'epoca, benché criticato, perché si basava esclusivamente su un interesse modernizzatore di tipo capitalista al servizio dei gruppi industriali. Si appoggiò quindi questo progetto capitalistico democratico mentre contemporaneamente si sviluppava una formazione e organizzazione operaia e contadina affinché, una volta si fosse consolidata questa modernizzazione, fosse possibile una trasformazione di tipo socialista.
Da un'altra prospettiva la rivoluzione cubana criticò il carattere borghese e oligarchico dello sviluppismo sudamericano la sua concezione funzionale e non etica della promozione dell'educazione e l'organizzazione dei lavoratori. Criticava anche il fatto che l'integrazione nella dinamica economica beneficiava solo i settori industriali di punta, legati al capitale internazionale, e quindi non tutti i settori né tutti i lavoratori. Criticò molto la politica imperialista del governo nordamericano e la dipendenza dei governi sudamericani sottomessi. Formulò l'importanza del carattere non solo classista ma anche anti-imperialista della lotta e la possibilità di una transazione diretta al socialismo, senza la necessità di creare una società capitalistica democratica come proponevano lo sviluppismo e i partiti comunisti.
In ogni caso anche il progetto cubano può essere riferito al modello sviluppista, per la visione dello sviluppo fondata nella produzione industriale (sostitutiva??), nella diversificazione delle esportazioni, nella spinta tecnico-scientifica nella produzione, nel ruolo dello stato nella promozione dell'economia, nel carattere nazionale dello sviluppo industriale e in senso più ampio in tutta la sua concezione della modernità.
L'impatto della rivoluzione cubana nel continente fu immediato e decisivo per la nascita dei movimenti rivoluzionari sia urbani che rurali. Mostrava che un cambio rivoluzionario in America latina era possibile, e lo era, non in un futuro generico giustificato da una presunta legge storica o da una aspirazione utopica, ma nel presente.




Edited on 2008-04-13 20:15:59 by ClinameN

Additions:
traduzione IN CORSO della relazione tenuta al convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008


Deletions:
relazione tenuta al convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008




Edited on 2008-04-13 20:08:21 by ClinameN

Additions:

German Gutièrrez:



Deletions:

German Gutièrrez:





Edited on 2008-04-13 17:28:03 by ClinameN

Additions:
relazione tenuta al convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008


Deletions:
convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008




Edited on 2008-04-11 09:38:11 by ClinameN

Additions:

Educazione, lotta politica e cambio culturale in America latina

I dibattiti sulla educazione in America Latina negli ultimi 50 anni sono stati fortemente segnati dai cambi politici che potremmo dividere in tre grandi periodi:
In ognuno di questi momenti il dibattito sulla educazione ha messo in evidenza diversi aspetti, programmi e politiche educative, e, contemporaneamente, diverse resistenze e proposte alternative.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentemente economico, con aspetti razionalisti e nazionalisti benché fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semi rurali. Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalistica), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare manodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato dal dizionario, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'educazione si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.
Le grandi differenze tra queste tre indirizzi erano politiche e ideologiche; tutte condividevano però la matrice moderna rispetto alla concezione della ragione e della verità, della libertà dell'individuo e dei diritti umani, del progresso, della scienza e della tecnica, e la concezione dell'universalismo. Comune era anche la concezione strutturalista, industrialista e statal-interventista" (nelle sue varianti keynesiana e socialista).
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'alleanza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra intellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. (Magari in nota aggiungere/tagliare ?? : così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'educazione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lotta contro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove concentrarono gli sforzi.
Questo implicava l'aumento di corporazioni (gemios ??) economiche, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delle statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica dei lavoratori La formazione dei principali intellettuali quadri politici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'educazione era trasmissione di contenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo della relazione pedagogica (??). In secondo luogo sul concetto di conoscenza. Veniva infatti intesa come un oggetto assoluto che una volta afferrato doveva essere trasmesso e non come processo intersoggettivo dinamico e creativo del soggetto pedagogico e del metodo pedagogico.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / educazione bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una educazione bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentali benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero una individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire. E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Freire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'individuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno di pratiche sociali e politiche di trasformazione del sistema... ??
Per Freire la formazione e l'educazione sono in primo luogo un modo di comunicazione, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì una relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua concezione educativa ?? era oltre il paradigma sviluppista. Da questo discendono le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
La reazione dei gruppi di potere più conservatori dell'America Latina, e il timore che il Nord America ebbe delle aperture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si smantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que (??) che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli organismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa (??).
Tutto questo processo fu diretto da una ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico consistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può: chi si slava in questa ideologia è l'efficiente, il migliore e pertanto colui che deve salvarsi per il bene della società.
Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, ai processi di distruzione della natura e di relazione sociale (??) e della cultura; queste si deteriorano nella stessa proporzione con cui, distruggendole, si può ottenere un margine di lucro economico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza alcun limite condotte dal lucro economico . La cura del pianeta è ora nelle mani di una società civile che ha visto indebolirsi e distruggere il sostegno istituzionale dello stato e si trova condannata a una lott adi sopravvivenza in un mondo economico ogni volta più incerto e più insicuro. Una società civile che reclama i poteri transazionali (rivedere ?? ) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della educazione, a privatizzazione delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región (??).

La dittatura neoliberista e la privatizzazione dell'educazione

L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'educazione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale.
La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assassini politici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina. Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità negre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas (??). Si interrogavano costantemente sui nuovi paradigmi epistemologici, culturali e politici.
1) la difesa della vita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture (??)

La rifondazione dell'educazione popolare

In primo luogo è stato durante questi anni che i movimenti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della educazione pubblica, nonostante i processi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alla guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, (e anche dovuto ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale ??).
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire e al tempo stesso il recupero di altre che nel periodo precedente non avevano avuto un ruole importante nell'educaizone popolare.
Qui il tema dell'etica e del soggetto e della cultura popolare legata ai processi vitali sviluppati nella quotidianità iniziarono a essere sempre più recuperati. Si trattò di un passo dallo strutturalismo verso la dimensione vitale del quotidiano e al rilievo della cultura nei modi di vita e resistenza.
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma proprio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perché per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della educazione (??), e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, umiliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive y de acoso económico (??), decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In questo senso alle linee educative segnalate nel paragrafo precedente, bisogna aggiungere qualcosa che Freire ha sempre enfatizzato fin dall'inizio: il principale nemico della trasformazione è la paura della libertà, la paura della trasformazione, la paura di calpestare terreni inediti e sconosciuti.
Le sfide dell'educazione popolare, critica e alternativa sono sempre maggiori soprattutto nel contesto della rivoluzione nel campo delle conoscenze, dell'informazione e della comunicazione che ogni giorno sono meglio utilizzate dai movimenti locali e alternativi e di fronte a cui i poteri locali tentano di recuperare un controllo totale ma senza esiti positivi.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??). Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici, la diversità, la lotta contro le discriminazioni, i sistemi e le politiche educative.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/ educazione in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predeterminata e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Paulo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie per i quali ha senso interrogarsi sulle sfide di una educazione critica e liberatrice.


Deletions:

Pedagogia, lotta politica e cambio culturale in America latina

I dibattiti sulla pedagogia in America Latina negli ultimi 50 anni sono stati fortemente segnati dai cambi politici che potremmo dividere in tre grandi periodi:
In ognuno di questi momenti il dibattito sulla pedagogia ha messo in evidenza diversi aspetti, programmi e politiche educative, e, contemporaneamente, diverse resistenze e proposte alternative.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentemente economico, con aspetti razionalisti e nazionalisti benché fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semi rurali. Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalistica), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare manodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'istruzione (credo che la cosa migliore sia tradurre educacion in due modi diversi: pedagogia quando ha una valenza generale, istruzione quando si riferisce all'amito specifico del termine italiano) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.
Le grandi differenze tra queste tre indirizzi erano politiche e ideologiche; tutte condividevano però la matrice moderna rispetto alla concezione della ragione e della verità, della libertà dell'individuo e dei diritti umani, del progresso, della scienza e della tecnica, e la concezione dell'universalismo. Comune era anche la concezione strutturalista, industrialista e "statal-interventista" (nelle sue varianti keynesiana e socialista)
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'alleanza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra intellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. Magari In nota aggiungere: così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'istruzione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lotta contro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove concentrarono gli sforzi.
Questo implicava l'aumento di gremios económicos, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delle statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica dei lavoratori La formazione dei principali intellettuali quadri politici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'insegnamento (educación) era trasmissione di contenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo della relazione pedagogica.
In secondo luogo sul concetto di conoscenza. Veniva infatti intesa come un oggetto assoluto che una volta afferrato doveva essere trasmesso e non come processo intersoggettivo dinamico e creativo del soggetto pedagogico e del metodo pedagogico.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / pedagogia bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una pedagogia bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentaliste benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero una individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire.
E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Freire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'individuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno di pratiche sociali e politiche di trasformazione del sistema... ???
Per Freire la formazione e la educación sono in primo luogo un modo di comunicazione, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì una relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua pedagogia era oltre il paradigma sviluppista. Da questo discendono le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
La reazione dei gruppi di potere più conservatori dell'America Latina, e il timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si smantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli organismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa.
Tutto questo processo fu diretto da una ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico consistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può (quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma > > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri transazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzazione delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.

La dittatura neoliberista e la privatizzazione dell'istruzione

L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'istruzione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale. La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assassini politici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina. Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità negre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
Si interrogavano costantemente sui nuovi paradigmi epistemologici, culturali e politici.
1) la difesa della vita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture -?)
In primo luogo è stato durante questi anni che i movimenti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della istruzione pubblica, nonostante i processi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alla guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, (e anche dovuto ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale ??).
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. (y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular?)
Qui il tema dell'etica e del soggetto e della cultura popolare legata ai processi vitali sviluppati nella quotidianità iniziarono a essere sempre più recuperati. Si trattò di un passo dallo strtturalismo verso la dimensione vitale del quotidiano e al rilievo della cultura nei modi di vita e resistenza.
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma prorio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perché per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della pedagogia, e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, umiliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive
y de acoso económico,
decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In questo senso alle linee educative / pedagogiche segnalate nel paragrafo precedente, bisogna aggiungere qualcosa che Freire ha sempre enfatizzato fin dall'inizio: il principale nemico della trasformazione è la paura della libertà, la paura della trasformazione, la paura di calpestare terreni inediti e sconosciuti.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, sono sempre maggiori soprattutto nel contesto della rivoluzione nel campo delle conoscenze, dell'informazione e della comunicazione che ogni giorno sono meglio utilizzate dai movimenti locali e alternativi e di fronte a cui i poteri locali tentano di recuperare un controllo totale ma senza esiti positivi.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??). Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici. > > > cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de > > discriminación, así como los sistemas y políticas educativas.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/ pedagogia in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predeterminata e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Paulo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie > > nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido > > preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.
< domandarsi con le sfide di una educazione critica e liberatrice.




Edited on 2008-04-10 22:45:35 by ClinameN

Additions:
I dibattiti sulla pedagogia in America Latina negli ultimi 50 anni sono stati fortemente segnati dai cambi politici che potremmo dividere in tre grandi periodi:
Si può dire che il progetto sviluppista si diede come obiettivo centrale il superamento dell'arretratezza economica mediante la moderizzazione economica basata sulla industrializzazione e tecnologizzazione dell'agricoltura, l'integrazione della popolazione in un amplio mercato interno (grazie allo sviluppo di mezzi di trasporto e comunicazione), la dilatazione del consumo interno, il rafforzamento della classe media, e la creazione di un quadro istituzionale di diritti universali, di legittimizzazione e regolazione giuridica dei conflitti di classe. Strumento fondamentale di questo progetto doveva essere lo stato, quale promotore di nuovi investimenti e nuova mentalità. Strumento per promuovere formazione tecnica adeguata al nuovo progetto di sviluppo sia internamente ai gruppi di potere, benché fossero vincolate a concezioni molto tradizionali dell'economia, della politica, entrambe tipiche della società prevalentemente agraria e commerciale del secolo del XIX, sia all'interno della classe lavoratrice. Lo stato doveva così fare grandi investimenti nella educazione orientata a rafforzare questo progetto industrializzante e di integrazione economica interna tra città e campagna. Si crearono così una grande quantità di istituzioni per consolidare questo progetto di integrazione e modernizzazione nazionale basato sulla dinamica economica.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentemente economico, con aspetti razionalisti e nazionalisti benché fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semi rurali. Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalistica), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare manodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'istruzione (credo che la cosa migliore sia tradurre educacion in due modi diversi: pedagogia quando ha una valenza generale, istruzione quando si riferisce all'amito specifico del termine italiano) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.
Questo ideale sviluppista era condiviso dai partiti comunisti e dai sindacati, che erano i principali movimenti sociali dell'epoca, benché criticato, perché si basava esclusivamente su un interesse modernizzatore di tipo capitalista al servizio dei gruppi industriali. Si appoggiò quindi questo progetto capitalistico democratico mentre contemporaneamente si sviluppava una formazione e organizzazione operaia e contadina affinché, una volta si fosse consolidata questa modernizzazione, fosse possibile una trasformazione di tipo socialista.
Da un'altra prospettiva la rivoluzione cubana criticò il carattere borghese e oligarchico dello sviluppismo sudamericano la sua concezione funzionale e non etica della promozione dell'educazione e l'organizzazione dei lavoratori. Criticava anche il fatto che l'integrazione nella dinamica economica beneficiava solo i settori industriali di punta, legati al capitale internazionale, e quindi non tutti i settori né tutti i lavoratori. Criticò molto la politica imperialista del governo nordamericano e la dipendenza dei governi sudamericani sottomessi. Formulò l'importanza del carattere non solo classista ma anche anti-imperialista della lotta e la possibilità di una transazione diretta al socialismo, senza la necessità di creare una società capitalistica democratica come proponevano lo sviluppismo e i partiti comunisti.
Questo cambiava il quadro della discussione politica imprimendovi delle opzioni pratiche, etiche e politiche con un peso inedito. Nel campo teorico la rivoluzione cubana assunse un ruolo decisivo nella formulazione di un pensiero critico che interpretava la realtà sudamericana in un modo più originale, congedandosi dall'ortodossia del marxismo sovietico, grazie a una impostazione classista ma anche attenta alla storia e alla cultura sudamericane come base del pensiero critico.

Lo sviluppismo e l'educazione

In questo modo, durante gli anni sessanta, cercando di superare le strutture educative più tradizionali di stampo conservatore, rurale, clericale e oligarchico, convissero contemporaneamente nel continente almeno tre indirizzi: quello sviluppista borghese, progressista, rappresentato dal CEPAL; quello sviluppista dei partiti comunisti che promuovevano le riforme come condizione del cambio rivoluzionario; quello dell'intellettualità più radicale vicina ai movimenti di liberazione nazionale e fortemente ispirati ai principi della rivoluzione cubana, per il quale il compito principale era la rivoluzione di liberazione nazionale come condizione dell'efficacia delle riforme sociali strutturali.
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'alleanza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra intellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. Magari In nota aggiungere: così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'istruzione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lotta contro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove concentrarono gli sforzi.
Questo implicava l'aumento di gremios económicos, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delle statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica dei lavoratori La formazione dei principali intellettuali quadri politici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree tecniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora.
le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica. Furono "complementi" decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca. L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario. I contenuti erano messianici e la proposta alternativa si presentava con grande chiarezza come una ricetta, identificandosi con gli schemi del socialismo. Il dibattito era sui contenuti perché sui metodi di insegnamento si potevano identificare in ciò che Freire identificò come insegnamento di tipo bancario e questo sotto diversi aspetti.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'insegnamento (educación) era trasmissione di contenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo della relazione pedagogica.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / pedagogia bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una pedagogia bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentaliste benché con contenuti di segno opposto. Entrambe impermeabili alle peculiarità latino americane dal momento che avevano una concezione scientifica della conoscenza e della pratica culturale e politica. Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero una individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistente o quello che vi si voleva sostituire.
E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero. Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perché in realtà implicava una profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.

Lo sviluppismo e la posizione di Paulo Freire

Per Freire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'individuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno di pratiche sociali e politiche di trasformazione del sistema... ???
Comunità dove il centro sono gli esseri umani, esseri che rinforzano collettivamente il dialogo, la loro visione e partecipazione alla realtà, la loro critica e autocritica della prassi che trasforma e umanizza la loro vita quotidiana e delle strutture sociali.
Paulo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunicazione di detti contenuti.
Per Freire la formazione e la educación sono in primo luogo un modo di comunicazione, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì una relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua pedagogia era oltre il paradigma sviluppista. Da questo discendono le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
Anche quando l'impatto dell'opera di Paulo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critico latino americano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra (politica) infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelle comunità popolari rurali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arricchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo pensiero si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riforma della scuola, appoggio a movimenti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i movimenti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogica di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
La reazione dei gruppi di potere più conservatori dell'America Latina, e il timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
I primi obiettivi delle dittature di sicurezza nazionale in America latina furono i militanti della sinistra e i leaders sociali impegnati politicamente. Migliaia di lottatori popolari furono assassinati, torturati, desaparecidos. Le principali organizzazioni politiche e sociali della sinistra furono distrutte tramite l'assassinio o la prigione dei loro dirigenti, così anche attraverso il terrorismo psicologico. All'interno di questa offensiva furono attaccati professori universitari, centri di ricerca, scuole di formazione, cioè in breve tutta una struttura di pensiero, ricerca e formazione critica. Il controllo delle università fu dato a gruppi conservatori e di destra quando non addirittura direttamente ai militari. L'obiettivo era la distruzione della base sociale, politica e intellettuale di ogni opposizione di sinistra.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si smantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasporti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli organismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa.
Tutto questo processo fu diretto da una ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico consistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può (quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma > > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri transazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzazione delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.

La dittatura neoliberista e la privatizzazione dell'istruzione

L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'istruzione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale. La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assassini politici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina. Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America latina fu che obbligò a superare l'ingenuità del pensiero alternativo sulla proposta di cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale volesse superare il capitalismo come modo di organizzazione e vita sociale più umano, era rimasto intrappolato in nella matrice culturale che poteva spiegarne anche in qualche modo la sua caduta alla fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentro e all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile una vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi. Questo processo obbediva inoltre a una maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici universaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nella complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì nei soggetti concreti, e cioè sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latino americana, che negli anni 80 e 90 assistette a una completa diversificazione delle riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di movimenti ecclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono una riflessione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genere, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).

La dittatura neoliberista e la fine del paradigma del socialismo reale

E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chiave identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove paradigmi epistemologici e teologici di genere, di generazione, indigene, di teologia nera, etc... In altri termini la parte non si vedeva più come una parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
Quando quindi negli anni 90 in America Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno. In particolare per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. il prendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Piano piano si afferma nel tempo un pensiero postmoderno di sinistra, né scettico né malinconico di fronte al cambiamento sociale però capace di riprendere molte motivazioni. Lo scenario è per molti aspetti postmoderno. Nel senso comune soprattutto la vita prima della speculazione intellettuale, esigeva un dialogo con il postmoderno critico di ogni pregiudizio dogmatico.
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei movimenti sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilizza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare, e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a società che comprenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos" (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo" (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare il potere senza prendere il potere). Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che, prima di essere una nuova teoria politica o un programma politico era una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale. In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo una lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste una circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiamento politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in America Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità negre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
A livello politico si costituirono negli anni 90 molti governi locali composti da forze di sinistra in alleanza con i movimenti sociali o con i movimenti civici popolari. Iniziò uno dei maggiori esperimenti di apprendimento di ciò che significava partecipare nelle istituzioni statali, essere governo e partecipare in contesti molto più complessi potendo rispondere alle domande della popolazione con nuovi strumenti. In questo modo sorsero nuovi temi di riflessione sui governi locali, sui poteri locali, sulla lotta all'interno delle istituzioni, sulla complessità delle istituzioni statali, sulla relazione tra movimenti sociali e governi locali, sul carattere politico dei movimenti sociali, etc...
Pertanto si possono individuare quattro nuovi motivi più importanti appresi dalla pratica dei movimenti sociali latino americani degli anni 90:
3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalla capacità di creare della proprie comunità, benché in contesti di sistema sociali escludenti;
L'assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determinato un indebolimento economico e organizzativo dei sindacati stessi e della loro formazione. L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca universitaria ha anche indebolito la formazione di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi della sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriormente questo processo di indebolimento della formazione politica dei movimenti sociali critici e della sinistra politica critica. Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi movimenti sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di una rifondazione della educazione popolare. Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei movimenti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò una riflessione sui limiti del paradigma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latino americana compresa quella rivoluzionaria.
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. (y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular?)
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma prorio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perché per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della pedagogia, e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.

La rivolta contro il neoliberismo

Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, umiliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive
y de acoso económico,
decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In meno di dieci anni i popoli della regione hanno deposto i governi neoliberisti in Argentina, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e hanno imposto nuovi governi caratterizzati come governi di centro-sinistra, indigeni, popolari o rivoluzionari. In alcuni casi, come in Venezuela, Bolivia e Ecuador i governi esprimono una maggiore volontà di trasformazione della società verso un cammino di umanesimo concreto e di attenzione ai bisogni della popolazione più esclusa e povera della società, nel senso della costituzione di una società con una maggiore giustizia sociale ed economica, una maggiore equità, un recupero maggiore dei beni pubblici per tutta la popolazione e non per pochi, e di una sovranità in tutti i campi. Si tratta di governi con una chiara volontà di trasformazione e maggiore volontà e decisione di affrontare i poteri economici oligarchici tradizionali e le politiche di dominazione del governo degli Stati Uniti. Le grandi difficoltà che incontrano questi nuovi governi e movimenti sociali provengono da un contesto come quello attuale dove le istituzioni internazionali e i poteri economici, politici e militari mondiali continuano in una logica di lucro capitalista e di dominio del Nord verso il Sud.
D'altra parte la società civile vede con simpatia e allo stesso tempo con timore tali cambi; ciò è dovuto alla paura che provoca immaginarsi una reazione violenta dell'Impero, ma soprattutto alla paura che provoca l'idea che le società complesse di oggi possano un giorno cambiare. E' stata molto forte tale l'ideologia (??) per la quale il capitalismo sia l'unica società possibile, e al suo interno il neoliberismo anche se non molto piacevole comunque la sua unica opzione. E' come se ci fosse la convinzione generalizzata che la direzione dell'umanità deve cambiare però allo stesso tempo l'idea che non ci siano alternative chiare e che tentare di cambiare il mondo è molto più rischioso che cercare di sopravvivere in esso, cioè adattarsi.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, sono sempre maggiori soprattutto nel contesto della rivoluzione nel campo delle conoscenze, dell'informazione e della comunicazione che ogni giorno sono meglio utilizzate dai movimenti locali e alternativi e di fronte a cui i poteri locali tentano di recuperare un controllo totale ma senza esiti positivi.
La pedagogia che si impone in questo periodo di ricerca di alternativa e pratica costruttiva è una pedagogia dell'incontro, della speranza, della creatività e di sperimentazione di nuove forme di vita e comunità a partire da una multitudine di soggetti non centralizzabili organizzativamente. Soggetti che si relazionano invece sulla base di reti e azioni comuni e il cui pensiero non è sintetizzabile per quanto riguarda i contenuti unici e comuni; (questo è) un flusso comunicativo e un dialogo di saperi e proposte che vanno a influenzare in modo piccolo ma significativo con effetti talvolta maggiori nella rete e quindi con influenze non controllabili né pianificabili ma che si rafforzano attraverso la stessa comunicazione ogni volta più complessa di comunità e movimenti.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??). Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici. > > > cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de > > discriminación, así como los sistemas y políticas educativas.
Tutto ciò può mostrare che di una sintesi sicura in nuovi contesti di molti temi della tappa sviluppista e dei temi di questa tappa di critica al periodo neoliberista che ancora non è terminata ma che si sta già volgendo in ritirata (??). Questo è un segnale di speranza perché significa il nuovo incontro del pensiero critico strutturale con il pensiero critico movimentista e identitario degli anni 80 e 90. Dall'incontro tra istituzionale e extra-istituzionale, del necessario universalismo di una proposta e la necessaria diversità di pensieri e paradigmi culturali.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/ pedagogia in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predeterminata e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Paulo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie > > nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido > > preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.
< domandarsi con le sfide di una educazione critica e liberatrice.


Deletions:
I dibattiti sulla peagogia in America Latina negli ultimi 50 anni sono stati fortemente segnati dai cambi politici che potremmo dividere in tre grandi periodi:
Si può dire che il progetto sviluppista si diede come obiettivo centrale il superamento dell'arretratezza economica mediante la moderizzazione economica basata sulla industrializzazione e tecnologizzazione dell'agricoltura, l'integrazione della popolazione in un amplio mercato interno (grazie allo sviluppo di mezzi di trasposrto e comunicazione), la dilatazione del consumo interno, il rafforzamento della classe media, e la creazione di un quadro istituzionale di diritti universali, di legittimizzazione e regolazione giuridica dei conflitti di classe. Strumento fondamentale di questo progetto doveva essere lo stato, quale promotore di nuovi investimenti e nuova mentalità. Strumento per promuovere formazione tecnica adeguata al nuovo progetto di sviluppo sia internamente ai gruppi di potere, benchè fossero vincolate a concezioni molto tradizionali dell'economia, della politica, entrambe tipiche della società prevalentemente agraria e commerciale del secolo del XIX, sia all'interno della classe lavoratrice. Lo stato doveva così fare grandi investimenti nella educazione orientata a rafforzare questo progetto industrializzante e di integrazione economica interna tra città e campagna. Si crearono così una grande quantità di istituzioni per consolidare questo progetto di integrazione e modernizzaizone nazionale basato sulla dinamica economica.
Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentamente economico, con aspetti razionalisti e nazionalsiti benchè fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatrori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semirurali.
Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalsita), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare monodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato da la real academia espanola, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'istruzione (credo che la cosa migliore sia tradurre educacion in due modi diversi: pedagogia quando ha una valenza generale, istruzione quando si riferisce all'amito specifico dle termine italiano) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.
Questo ideale sviluppista era condiviso dai partiti comunisti e dai sindacati, che erano i pricipali movimenti sociali dell'epoca, benchè criticato, perchè si basava esclusivamente su un interesse modernizzatore di tipo capitalista al servizio dei gruppi industriali. Si appoggiò quindi questo progetto capitalistico democratico mentre contemporaneamente si sviluppava una formazione e organizzazione operaia e contadina affinchè, una volta si fosse consolidata questa modernizzazione, fosse possibile una trasformazione di tipo socialista.
Da un'altra prospettiva la rivoluzione cubana criticò il carattere borghese e oligarghico dello sviluppismo sudamericano la sua concezione funzionale e non etica della promozione dell'educazione e l'organizzazione dei lavoratori. Criticava anche il fatto che l'integrazione nella dinamica economica beneficiava solo i settori industriali di punta, legati al capitale internazionale, e quindi non tutti i settori nè tutti i lavoratori. Criticò molto la politica imperialista del governo nordamericano e la dipendenza dei governi sudamericani sottomessi. Formulò l'importanza del carattere non solo classista ma anche anti-imperialista della lotta e la possibilità di una transazione diretta al socialismo, senza la necessità di creare una società capitalistica democratica come proponevano lo sviluppismo e i partiti comunisti.
Questo cambiava il quadro della discussione politica imprimendovi delle opzioni pratiche, etiche e politiche con un peso inedito. Nel campo teorico la rivoluzione cubana assunse un ruolo decisivo nella formulazione di un pensiero critico che intrepretava la realtà sudamericana in un modo più originale, congedandosi dall'ortodossia del marxismo sovietico, grazie a una impostazione classista ma anche attenta alla storia e alla cultura sudamericane come base del pensiero critico.
In questo modo, duante gli anni sessanta, cercando di superare le strutture educative più tradizionali di stampo conservatore, rurale, clericale e oligarchico, convissero contemporaneamente nel continete almeno tre indirizzi: quello sviluppista borghese, progressista, rappresentato dal CEPAL; quello sviluppista dei partiti comunisti che promuovevano le riforme come condizione del cambio rivoluzionario; quello dell'intelelttualità più radicale vicina ai movimenti di liberazione nazionale e fortemente ispirati ai principi della rivoluzione cubana, per il quale il compito principale era la rivoluzione di liberazione nazionale come condizione dell'efficacia delle riforme sociali strutturali.
Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'allenza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra inellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. Magari In nota aggiungere: così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).
Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'istruzione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lott acontro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove oncentrarono gli sforzi.
Questo implicava l'auento di gremios económicos, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delel statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica deilavoratori. La formazione dei principali intellettualie quadri plitici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree teniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora.
le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica.
Furono "complementi" decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca.
L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario. I contenuti erano messianici e la proposta alternativa si presentava con grande chiarezza come uan ricetta, identificandosi con gli schemi del socialismo. Il dibattito era sui cotenuti perchè sui metodi di insegnamento si potevano identificare in ciò che Freire identificò come insegnamento di tipo bancario e questo sotto diversi aspetti.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'insegnamento (educación) era trasmissioen di cotnenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo delal relazione pedagogica.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / pedagogia bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una pedagogia bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentaliste benchè con contenuti di segno opposto.
Entrambe impermeabili alle peculiarità latinoamericane dal momento che avevano uan concezione scitifista della conoscenza e della pratica culturale e politica.
Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero uan individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistent eo quello che vi si voleva sostituire.
E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero.
Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perchè in realtà implicava uan profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Frire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'inidividuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno dipratiche socaili e politiche di trasformazione del sistema...
???
Comunità dove il centro sono gli esseri umani, esseri che rinforzano collettivamente il dialogo, la loro visione e partecipazione alla realtà, la loro critica e autocritica della prassi che trasforma e umanizza la loro vita quotidiana e delel strutture sociali.
Pauolo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunciaizone di detti contenuti.
Per Freire la formazione e la educación sono in primo luogo un modo di comunicaizone, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì uan relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua pedagogia era oltre il paradigma sviluppista.Da questo discendone le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
Anche quando l'impatto dell'opera di Pauolo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critco latinoamericano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra (politica) infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelel comunità popolari ruarali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arrcchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo penseiro si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riorma delal scuola, appoggio a moviemnti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i moviemnti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogigca di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
La reazione dei gruppi di potere più onservatori dell'America LAtina, e il timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
I primi obiettivi delle dittature di sicurezza nazionale in America latina furono i militanti delal sinistra e i leaders sociali impegnati politicamente.Migliaia di lottaori popolari furono assassinati, torturati, desaparecidos. Le principali organizzazioni politiche e sociali della sinistra furono distrutte tramite l'assassinio o la prigione dei loro dirigenti, così anche attraverso il terrorismo psicologico. All'interno di questa offensiva furono attaccati professori universitari, centri di ricerca, scuole di formazione, cioè in breve tutta una struttura di pensiero, ricerca e formazione critica. Il controllo delle università fu dato a gruppi conservatori e di destra quando non addirittura direttamente ai militari. L'obiettivo era la distruzione della base sociale, politica e intellettuale di ogni opposizione di sinistra.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si mantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasposrti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli orgnaismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa. Tutto questo processo fu diretto da uan ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico conosistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può ( quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma > > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri trasnazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzaizone delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.
L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'istruzione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale. La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assissini poltici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina.Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America Latina Uno fu che obbligò a sueprare l'ingenuità sul pensiero del cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale si fosse proposto di superare il capitalismo come modo di orgnaizzazioen e di vita, era rimasto intrappolato in certe matici culturali che potevano spiegare parimenti alcune modalità della sua caduta alle fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America latina fu che obbligò a superare l'ingenuità del pensiero alternativo sulla proposta di cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale volesse superare il capitalismo come modo di orgnaizzazione e vita sociale più umano, era rimasto intrappolato in nella matrice culturale che poteva spiegarne anche in qualche modo la sua caduta alla fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentroe all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile una vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi. Questo processo obbediva inoltre a una maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici universaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nella complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì nei soggetti concreti, e cioè sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latinoamericana, che negli anni 80 e 90 assistette a una completa diversificazione delle riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di movimenti eclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono una riflessione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genere, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chiave identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove paradismi epistemologici e teologici di genere, di generazione, indigene, di teologia nera, etc... In altri termini la parte non si vedeva più come una parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
Quando quindi negli anni 90 in AMerica Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno. In particolare per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. il prendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Piano piano si afferma nel tempo un pensiero postmoderno di sinistra, nè scettico nè malinconico di fronte al cambiamento sociale però capace di riprendere molte motivazioni. Lo scenario è per molti aspetti postmoderno. Nel senso comune soprattutto la vita prima della speculazione intellettuale, esigeva un dialogo con il postmoderno critico di ogni pregiudizio dogmatico.
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei movimenti sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilezza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare, e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a scietà che comrpenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos" (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo" (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare il potere senza prendere il potere). Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che, prima di essere una nuova teoria politica o un programma politico era una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale. In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo una lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste una circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiameno politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in America Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità nerìgre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
A livello politico si costituirono negli anni 90 molti governi locali composti da forze di sinistra in alleanza con i movimenti sociali o con i movimenti civici popolari. Iniziò uno dei maggiori esperimenti di apprendimento di ciò che significava partecipare nelle istituzioni statali, essere governo e partecipare in contesti molto più complessi potendo rispondere alle domande della popolazione con nuovi strumenti.
In questo modo sorsero nuovi temi di riflessione sui governi locali, sui poteri locali, sulla lotta all'interno delel istituzioni, sulla complessità delle istituzioni statali, sulla relazione tra movimenti sociali e governi locali, sul carattere politico dei movimenti sociali, etc...
Pertanto si possono individuare quattro nuovi motivi più importanti appresi dalla pratica dei movimenti sociali latinoamericani degli anni 90:
3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalla capacità di creare della proprie comunità, benchè in contesti di sistema sociali escludenti;
L'assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determinato un'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati stessi e della loro formazione. L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca universitaria ha anche indebolito la formazione di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi della sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriolmente questo processo di indebolimento della formazione politica dei movimenti sociali critici e della sinistra politica critica. Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi movimenti sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di una rifondazione della educazione popolare. Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei movimenti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò una riflessione sui limiti del paradignma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latinoamericana compresa quella rivoluzionaria.
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. (y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular?)
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma prorio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perchè per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della pedagogia, e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
La rivolta contro il neoliberismo
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, uniliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive
y de acoso económico,
decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In meno di dieci anni i popoli della regione hanno deposto i governi neoliberisti in Argentina, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e hanno imposto nuovi governi caratterizzati come governi di centro-sinistra, indigeni, popolari o rivoluzionari. In alcuni casi, come in Venezuela, Bolivia e Ecuador i governi esprimono una maggire volontà di trasformazione della società verso un cammino di umanesimo concreto e di attenzione ai bisogni della popolazione più eslusa e povera della società, nel senso della costituzione di una società con una maggiore giustizia sociale ed economica, una maggiore equità, un recupero maggiore dei beni pubblici per tutta la popolazione e non per pochi, e di una sovranità in tutti i campi. Si tratta di governi con una chiara volontà di trasformazione e maggiore volontà e decisione di affrotnare i poteri economici oligarchici tradizionali e le politiche di dominazione del goveno degli Stati Uniti. Le grandi difficoltà che incontrano questi nuovi governi e movimenti sociali provengono da un contesto come quello attuale dove le istituzioni internazionali e i poteri economici, politici e militari mondiali continuano in una logica di lucro capitalista e di dominio del Nord verso il Sud.
D'altra parte la società civile vede con simpatia e allo stesso tempo con timore tali cambi; ciò è dovuto alla paura che provoca immaginarsi uan reazione violenta dell'Impero, ma soprattutto alla paura che provoca l'idea che le società complesse di oggi possano un giorno cambiare. E' stata molto forte tale l'ideologia (??) per la quale il capitalismo sia l'unica società possibile, e al suo interno il neoliberismo anche se non molto piacevole comunque la sua unica opzione. E' come se ci fosse la convinzione generalizzata che la direzione dell'umanità deve cambiare però allo stesso tempo l'idea che non ci siano alternative chiare e che tentare di cambiare il mondo è molto più rischioso che cercare di sopravvivere in esso, cioè adattarsi.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, sono sempre maggiori soprattutto nel contesto della rivoluzione nel campo delle conoscenze, dell'informazione e della comunicaizone che ogni giorno sono meglio utilizzate dai movimenti locali e alternativi e di fronte a cui i poteri locali tentano di recuperare un controllo totale ma senza esiti positivi.
La pedagogia che si impone in questo periodo di ricerca di alternativa e pratica costruttiva è una pedagogia dell'incontro, della speranza, della creatività e di sperimentazione di nuove forme di vita e comunità a partire da una multitudine di soggetti non centralizzabili organizzativamente. Soggetti che si relazionano invece sulla base di reti e azioni comuni e il cui pensiero non è sintetizzabile per quanto riguarda i contenuti unici e comuni; (questo è) un flusso comunicativo e un dialogo di saperi e proposte che vanno a influenzare in modo piccolo ma significativo con effetti talvolta maggiori nella rete e quindi con influenze non controllabili nè pianificabili ma che si rafforzano attraverso la stessa comunicazione ogni volta più complessa di comunità e movimenti.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina
ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??).
Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici. > > > cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de > > discriminación, así como los sistemas y políticas educativas.
Tutto ciò può mostrare che di una sintesi sicura in nuovi contesti di molti temi della tappa sviluppista e dei temi di questa tappa di critica al periodo neoliberista che ancora non è terminata ma che si sta già volgendo in ritirata (??).
Questo è un segnale di speranza perchè significa il nuovo incontro del pensiero critico strutturale con il pensiero critico movimentista e identitario degli anni 80 e 90. Dall'incontro tra istituzionale e extra-istituzionale, del necessario universalismo di una proposta e la necessaria diversità di pensieri e paradigmi culturali.
Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/pedagogia in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predetermianta e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Pauolo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie > > nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido > > preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.
< domandarsi con le sfide di una educazione critica e liberatrice.




Edited on 2008-04-10 19:58:16 by ClinameN

Additions:
Qui il tema dell'etica e del soggetto e della cultura popolare legata ai processi vitali sviluppati nella quotidianità iniziarono a essere sempre più recuperati. Si trattò di un passo dallo strtturalismo verso la dimensione vitale del quotidiano e al rilievo della cultura nei modi di vita e resistenza.
Il pensiero di Freire in questo nuovo contesto prese una forza molto maggiore dal momento che la tendenza andava verso l'importanza del soggetto e non del soggetto astratto, cioè una categoria, bensì il soggetto concreto umano comunitario e personale, prima ancor anche sociale (quindi diversificato per genere, razza, cultura, aperto alla differenza e al dissenso e allo stesso tempo alla solidarietà e al mutuo appoggio).
Ai movimenti sociali dell'epoca fu ben chiara l'importanza della comunicazione e del dialogo non come mezzo ma prorio come contesto e condizione di possibilità di costruire mondi nuovi; fu chiara soprattutto la coerenza tra il dire e il vivere, tra ciò che si dice e ciò che si fa. Soprattutto perchè per Freire l'etica era il fondamento del vivere umano, della conoscenza e della pedagogia, e non della ragione astratta, della verità e della pretesa oggettività univoca dei soggetti trascendentali. Questo aiuta molto a orientare la ricerca in un'epoca confusa come quella degli anni 90.
Quando i progetti chiari e distinti caddero, ciò che ci guidò nell'oscuro tunnel della pretesa mancanza di alternative e della pretesa fine della storia fu l'etica. Non l'etica autoritaria della legge, che è come alcuni la intendono, bensì quella del servizio alle vittime dell'esclusione che erano più che evidenti nonostante nella società fosse caduta la possibilità di cambiamento.
Per questo Gustavo Gutiérrez si espresse nel giusto modo quando disse che non era importante se la teologia della liberazione morisse come movimento e pensiero teologico dal momento che il problema di fondo era cosa fare di fronte alle sfide della sempre maggiore povertà nell'epoca della globalizzazione neoliberista.
La rivolta contro il neoliberismo
Negli ultimi dieci anni si è visto con sempre maggiore chiarezza che, nonostante il grande danno prodotto dal modello neoliberista in America Latina, le forze della vita erano più forti della forza del lucro e del potere. Fu così che in pochi anni popoli completamente debilitati, uniliati, e economicamente impoveriti, frammentati dalle politiche repressive
y de acoso económico,
decisero di dire basta e far valere il proprio desiderio e la vita umana.
In meno di dieci anni i popoli della regione hanno deposto i governi neoliberisti in Argentina, Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e hanno imposto nuovi governi caratterizzati come governi di centro-sinistra, indigeni, popolari o rivoluzionari. In alcuni casi, come in Venezuela, Bolivia e Ecuador i governi esprimono una maggire volontà di trasformazione della società verso un cammino di umanesimo concreto e di attenzione ai bisogni della popolazione più eslusa e povera della società, nel senso della costituzione di una società con una maggiore giustizia sociale ed economica, una maggiore equità, un recupero maggiore dei beni pubblici per tutta la popolazione e non per pochi, e di una sovranità in tutti i campi. Si tratta di governi con una chiara volontà di trasformazione e maggiore volontà e decisione di affrotnare i poteri economici oligarchici tradizionali e le politiche di dominazione del goveno degli Stati Uniti. Le grandi difficoltà che incontrano questi nuovi governi e movimenti sociali provengono da un contesto come quello attuale dove le istituzioni internazionali e i poteri economici, politici e militari mondiali continuano in una logica di lucro capitalista e di dominio del Nord verso il Sud.
D'altra parte la società civile vede con simpatia e allo stesso tempo con timore tali cambi; ciò è dovuto alla paura che provoca immaginarsi uan reazione violenta dell'Impero, ma soprattutto alla paura che provoca l'idea che le società complesse di oggi possano un giorno cambiare. E' stata molto forte tale l'ideologia (??) per la quale il capitalismo sia l'unica società possibile, e al suo interno il neoliberismo anche se non molto piacevole comunque la sua unica opzione. E' come se ci fosse la convinzione generalizzata che la direzione dell'umanità deve cambiare però allo stesso tempo l'idea che non ci siano alternative chiare e che tentare di cambiare il mondo è molto più rischioso che cercare di sopravvivere in esso, cioè adattarsi.
In questo senso alle linee educative / pedagogiche segnalate nel paragrafo precedente, bisogna aggiungere qualcosa che Freire ha sempre enfatizzato fin dall'inizio: il principale nemico della trasformazione è la paura della libertà, la paura della trasformazione, la paura di calpestare terreni inediti e sconosciuti.
Tra questi timori va crescendo un movimento mondiale di ricerca di una nuova cultura, di nuovi modi di economia, basati più su una scala umana che su una quantitativa astratta di calcolo di costi e benefici; si va mostrando sempre più che un'altra cultura globale è possibile, nel rispetto della natura, della vita umana, sotto il segno di un altro paradigma della politica e dell'economia e che questo passa per la reintegrazione delle scoperte fatte nelle dinamiche locali, da soggetti specifici; si sviluppa così un pensiero globale con una coscienza verso la particolarità di genere, di razza, di etnia, di generazione, di classe, etc... con un pensiero altro sulla politica e il politico e con un'altra epistemologia.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, sono sempre maggiori soprattutto nel contesto della rivoluzione nel campo delle conoscenze, dell'informazione e della comunicaizone che ogni giorno sono meglio utilizzate dai movimenti locali e alternativi e di fronte a cui i poteri locali tentano di recuperare un controllo totale ma senza esiti positivi.
La pedagogia che si impone in questo periodo di ricerca di alternativa e pratica costruttiva è una pedagogia dell'incontro, della speranza, della creatività e di sperimentazione di nuove forme di vita e comunità a partire da una multitudine di soggetti non centralizzabili organizzativamente. Soggetti che si relazionano invece sulla base di reti e azioni comuni e il cui pensiero non è sintetizzabile per quanto riguarda i contenuti unici e comuni; (questo è) un flusso comunicativo e un dialogo di saperi e proposte che vanno a influenzare in modo piccolo ma significativo con effetti talvolta maggiori nella rete e quindi con influenze non controllabili nè pianificabili ma che si rafforzano attraverso la stessa comunicazione ogni volta più complessa di comunità e movimenti.
E' un nuovo pensiero che non opera a partire da modelli strutturali ma da soggetti in dialogo e relazione, piccoli spazi di potere locale, che vanno sviluppando reti sempre più forti e solidali e che, come nel caso dell'America Latina, si vedono appoggiati e stimolati dal governo centrale. E tuttavia non dipendono da questi governi ma con questi interagiscono secondo la logica del "comandare ubbidendo". Qui l'etica assume un crescente ruolo nella prospettiva di coerenza e dialogo interculturale; questa è un'etica dell'ascolto più che un'etica formalista di adempimento a leggi e massime postulate da e per un soggetto trascendentale innamorato di se stesso e delle sue proprie proiezioni.
Il sorgere di nuovi governi progressisti in America Latina
ha creato un nuovo contesto che restituisce all'educazione popolare e al pensiero a questo processo associato (??).
Nel movimento di educazione popolare per esempio, dal 2003 gli assi definiti dal dibattito sono state proprio le relazioni tra l'educazione popolare e i nuovi paradigmi, i movimenti sociali e la democraticizzazione delle strutture politiche e degli spazi pubblici. > > > cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de > > discriminación, así como los sistemas y políticas educativas.
Tutto ciò può mostrare che di una sintesi sicura in nuovi contesti di molti temi della tappa sviluppista e dei temi di questa tappa di critica al periodo neoliberista che ancora non è terminata ma che si sta già volgendo in ritirata (??).
Questo è un segnale di speranza perchè significa il nuovo incontro del pensiero critico strutturale con il pensiero critico movimentista e identitario degli anni 80 e 90. Dall'incontro tra istituzionale e extra-istituzionale, del necessario universalismo di una proposta e la necessaria diversità di pensieri e paradigmi culturali.

Conclusione

Abbiamo tentato di mostrare in modo generale e veloce (affrettato) che le sfide dell'educazione/pedagogia in America Latina sono state in stretta relazione con il contesto sociale, economico e politico; in questi contesti conflittuali e la cui conflittualità è complessa e fluida e non è una conflittualità predetermianta e fissata da relazioni strutturali ma dalla dinamica di soggetti comunitari e sociali in lotta per lo sviluppo delle condizioni di vita e la società della quale fanno parte.
In questo cammino il pensiero di Pauolo Freire è sempre stato un pensiero compagno di cammino, che in ogni contesto ha portato contributi. Apporti che abbiamo messo in rilievo dal momento che il nostro tema centrale è la nostra vita, i nostri figli e le nostre figlie > > nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido > > preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.
< domandarsi con le sfide di una educazione critica e liberatrice.


Deletions:
Aquí el tema de la ética y del sujeto, y de la cultura popular vinculada a los procesos vitales desarrollados en la cotidianidad comenzaron a ser cada vez más recuperados. Se trató de un paso del estructuralismo a la dimensión vital de lo cotidiano y al peso de las culturas en los modos de vida y resistencia.
El pensamiento de Freire en este nuevo contexto cobró una fuerza mucho mayor, pues la tendencia giraba hacia la importancia del sujeto (pero no del sujeto abstracto –categoría sino del sujeto concreto humano comunitario y personal antes que “social”, diverso, generizado, racializado, culturizado, abierto a la diferencia y el disenso pero al mismo tiempo a la solidaridad y el apoyo mutuo, al ser mas), a la importancia de la comunicación y el diálogo no como medio sino como contexto y condición de posibilidad de construir mundos nuevos, y sobre todo a la coherencia entre el decir y el vivir, entre lo dicho y lo hecho , se hizo presente en muchos movimientos sociales de la época. Y sobre todo porque para Freire la ética es el fundamento mismo del vivir humano, del conocimiento y la educación, antes que la razón abstracta, la verdad o la pretendida objetividad unívoca de los sujetos trascendentales lo cual ayuda mucho a orientar las búsquedas en épocas confusas como las que tuvimos que vivir en los años 90s. Cuando los proyectos claros cayeron, nuestra lámpara que nos guiaba en el oscuro túnel de la pretendida falta de alternativas y del pretendido fin de la historia, fue la ética, pero no la ética autoritaria de la ley, que es como algunos la comprenden, sino la ética del servicio a las víctimas de la exclusión que eran más que evidentes a pesar de haber caído la sociedad de la certeza alternativa. Por esto Gustavo Gutiérrez expresó con gran claridad que incluso no era importante si la teología de la liberación moría como movimiento y pensamiento teológico, puesto que el problema de fondo era qué hacer frente al desafío de la pobreza cada vez mayor en esta era de globalización neoliberal.
La rebelión contra el neoliberalismo
En los últimos 10 años se fue viendo con cada vez mayor claridad que a pesar del gran daño producido por el modelo neoliberal en América Latina, las fuerzas de la vida, eran mayores que las fuerzas del poder y del lucro capitalista. Así fue como en muy pocos años pueblos completamente debilitados, humillados, pauperizados económicamente por el neoliberalismo, fragmentados por las políticas represivas y de acoso económico, decidieron decir basta y hacer valer su deseo y decisión de defender la vida humana misma. En poco menos de diez años los pueblos de la región han depuesto los gobiernos neoliberales en Argentina, Venezuela, Brasil, Bolivia, Ecuador y han impuesto nuevos gobiernos caracterizados en su mayoría como de centro izquierda, indígenas, populares o revolucionarios. En algunos casos como Venezuela, Bolivia y Ecuador los nuevos gobiernos expresan una más clara voluntad de transformación de la sociedad en el camino de un humanismo concreto de atención a las necesidades de la población más excluida y pobre de la sociedad, y de constitución de sociedad con mayor justicia social y económica, mayor equidad, de recuperación de los bienes públicos para el conjunto de la población, y no para unos pocos, y de soberanía en todos los campos. Una más clara voluntad de transformación que significa mayor voluntad y por tanto decisión de enfrentar los poderes económicos oligárquicos tradicionales y las políticas de dominación del gobierno de Estados Unidos.
Las grandes dificultades que enfrentan estos nuevos gobiernos y movimientos sociales provienen de un contexto como el actual en el cual las instituciones internacionales y los poderes mundiales económicos, políticos y militares persisten en la lógica del lucro capitalista neoliberal y de dominación del Norte sobre el Sur. Por otra parte una gran parte de la sociedad civil ve con simpatía pero al mismo tiempo con temor tales cambios, debido al miedo que provoca imaginarse la reacción violenta imperial, pero además debido al miedo que provoca la idea que las sociedades complejas de hoy en día puedan cambiar. Tan fuerte se ha afianzado la ideología de que el capitalismo es la única sociedad posible, y a su interior el neoliberalismo no muy agradable pero eso sí la única alternativa.
Es como si hubiera la convicción generalizada de que el rumbo de la humanidad tiene que cambiar, pero al mismo tiempo la idea que no hay alternativa clara, y que intentar cambiar el mundo es más riesgoso que intentar sobrevivir dentro de él (adaptación).
En este sentido a las líneas educativas señaladas en el acápite anterior, hay que añadir algo que Freire siempre enfatizó desde un principio: el principal enemigo de las transformaciones es el miedo a la libertad, el miedo a la transformación, el miedo a pisar terrenos inéditos y poco conocidos.
En medio de este temor va poco a poco creciendo un movimiento ciudadano mundial de búsqueda de una nueva cultura, de nuevos modos de economía, basados más en la escala humana que en la escala cuantitativa abstracta de un cálculo de costo y utilidades, se va mostrando cada vez más que otra cultura global es posible, de respeto a la naturaleza, a la vida humana y a las diversas culturas, otro paradigma de la política y de la economía es posible, y que ello pasa por reintegrar los descubrimientos hechos por las dinámicas locales, por los sujetos específicos y los pensamientos globales con conciencia de particularidad (género, raza, etnia, generación, clase), otros pensamientos sobre lo político y la política, otras epistemologías.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, son cada vez mayores, sobre todo en el contexto de la revolución en los campos del conocimiento, la información y la comunicación, que cada día son mejor aprovechadas por los movimientos locales y alternativos, y frente a las cuales los poderes globales intentan recuperar un control total, todavía sin éxito.
La pedagogía que se impone en estos tiempos de búsqueda de alternativas y prácticas constructivas es una pedagogía del encuentro, de la esperanza, de la creatividad del experimentar nuevas formas de vida y comunidad, y a partir de una multitud de sujetos que no son centralizables organizativamente, sino que se relacionan por medio de redes y acciones comunes, y cuyo pensamiento no es sintetizable en cuanto a contenidos únicos y comunes, sino que es un constante fluir comunicativo y diálogo de saberes y de propuestas que van teniendo impactos pequeños pero con efectos mayores a través de las redes, impactos no controlables ni planificables, pero que se fortalecen con la propia comunicación y práctica cada vez más compleja de los movimientos y comunidades.
Es un nuevo pensamiento que no opera a partir de modelos estructurales sino de sujetos en diálogo e interacción, pequños espacios de poder local interconectados que van desarrollando redes mas fuertes y solidarias, y que como en el caso de America Latina se ven apoyadas y estimuladas por gobiernos nacionales, pero que no son dependientes sino interactuantes con estas lógicas gubernamentales dentro de la lógica del mandar obedeciendo como línea de gobierno, y en los cuales la ética cumple un rol creciente en la perspsctiva de la coherencia y el diálogo intercultural, y por tanto es una ética más de la escucha y del diálogo que una ética formalista de cumplimiento de leyes y máximas postuladas por y para un sujeto trascendental enamorado de sí mismo y sus propias proyecciones..
El surgimiento de nuevos gobiernos progresistas en América Latina ha creado un nuevo contexto que de nuevo resitúa los procesos de la educación popular y el pensamiento asociado a tales procesos. En el movimiento de Educación Popular, por ejemplo, desde 2003 los ejes definidos para el debate han sido las relaciones entre la Educación ¨Popular y los Nuevos Paradigmas, los Movimientos sociales, la democratización de las estructuras políticas y los espacios públicos, el cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de discriminación, así como los sistemas y políticas educativas. Todo ello puede mostrar que se trata de una cierta síntesis en nuevo contexto de muchos de los temas de la etapa desarrollista y de los temas de la etapa de crítica al período neoliberal que aún no termina pero que ya va en retirada. Esto es una señal esperanzadora, pues significa el reencuentro del pensamiento crítico estructural con el pensamiento crítico movimientista e identitario de los años 80s y 90s. De reencuentro entre lo institucional y lo extrainstitucional, del necesario universalismo de una propuesta y la necesaria diversidad de pensamientos y paradigmas culturales populares, etc.
Conclusión
Hemos intentado mostrar de manera muy general y apretada, que los desafíos a la educación en America Latina han estado en estrecha relación con un contexto social, económico, político y cultural, contextos además conflictivos y cuya conflictividad es compleja y fluida, y no es una conflictividad predeterminada y fijada por relaciones estructurales, sino por la dinámica de sujetos comunitarios y sociales que luchan por desarrollar sus condiciones de vida y la sociedad de la que forman parte. En ese caminar, el pensamiento de Freire ha sido siempre un pensamiento compañero de camino, que en cada contexto ha brindado aportes sustanciales, aportes que hemos querido resaltar, pues el tema nuestro no es Freire en sí, sino Freire como compañero de un camino de liberación, de humanización, de transformación, que es nuestro tema central, pues es nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.




Edited on 2008-04-06 22:24:24 by ClinameN

Additions:
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America latina fu che obbligò a superare l'ingenuità del pensiero alternativo sulla proposta di cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale volesse superare il capitalismo come modo di orgnaizzazione e vita sociale più umano, era rimasto intrappolato in nella matrice culturale che poteva spiegarne anche in qualche modo la sua caduta alla fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentroe all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile una vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi. Questo processo obbediva inoltre a una maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici universaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nella complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì nei soggetti concreti, e cioè sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latinoamericana, che negli anni 80 e 90 assistette a una completa diversificazione delle riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di movimenti eclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono una riflessione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genere, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chiave identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove paradismi epistemologici e teologici di genere, di generazione, indigene, di teologia nera, etc... In altri termini la parte non si vedeva più come una parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
Quando quindi negli anni 90 in AMerica Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte. Si arrivò persino a vederlo come una nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei movimenti sociali nuovi si sentivano in realtà molto a proprio agio con queste riflessioni sul post-moderno. In particolare per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. il prendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Piano piano si afferma nel tempo un pensiero postmoderno di sinistra, nè scettico nè malinconico di fronte al cambiamento sociale però capace di riprendere molte motivazioni. Lo scenario è per molti aspetti postmoderno. Nel senso comune soprattutto la vita prima della speculazione intellettuale, esigeva un dialogo con il postmoderno critico di ogni pregiudizio dogmatico.
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei movimenti sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilezza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare, e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a scietà che comrpenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos" (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo" (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare il potere senza prendere il potere). Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che, prima di essere una nuova teoria politica o un programma politico era una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale. In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo una lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste una circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiameno politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in America Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberismo e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità nerìgre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
A livello politico si costituirono negli anni 90 molti governi locali composti da forze di sinistra in alleanza con i movimenti sociali o con i movimenti civici popolari. Iniziò uno dei maggiori esperimenti di apprendimento di ciò che significava partecipare nelle istituzioni statali, essere governo e partecipare in contesti molto più complessi potendo rispondere alle domande della popolazione con nuovi strumenti.
In questo modo sorsero nuovi temi di riflessione sui governi locali, sui poteri locali, sulla lotta all'interno delel istituzioni, sulla complessità delle istituzioni statali, sulla relazione tra movimenti sociali e governi locali, sul carattere politico dei movimenti sociali, etc...
Pertanto si possono individuare quattro nuovi motivi più importanti appresi dalla pratica dei movimenti sociali latinoamericani degli anni 90:
1) la difesa della vita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture -?)
2) la creazione di nuovi paradigmi di pensiero e azione che superano la matrice moderna, capaci di andare al di là del razionalismo, dell'universalismo monologico, dello strumentalismo, della dialettica soggetto-oggetto, dell'etica del dovere repressiva e autoritaria, dell'antropocentrismo, cioè in definitiva una critica civilizzatrice e non solo strutturale o congiunturale della società;
3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalla capacità di creare della proprie comunità, benchè in contesti di sistema sociali escludenti;
4) l'importanza del dialogo, della comunicazione, della coerenza tra teoria e pratica, dell'incontro di comunità di vita nei processi di costruzione di questo mondo possibile.
Che cosa è successo nel campo educativo nel corso degli anni 90?
In primo luogo è stato durante questi anni che i movimenti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della istruzione pubblica, nonostante i processi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alla guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, (e anche dovuto ai processi di privatizzazione delle imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale ??).
L'assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determinato un'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati stessi e della loro formazione. L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca universitaria ha anche indebolito la formazione di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi della sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriolmente questo processo di indebolimento della formazione politica dei movimenti sociali critici e della sinistra politica critica. Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi movimenti sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di una rifondazione della educazione popolare. Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei movimenti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò una riflessione sui limiti del paradignma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latinoamericana compresa quella rivoluzionaria.
Altro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientiche e tecnologiche nella vita quotidiana delle comunità popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogestionarie dell'essere umano, dei gruppi e delle comunità. Questo implicò una rivalutazione di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. (y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular?)


Deletions:
Uno de los impactos positivos de la caída del socialismo real en América Latina, fue que obligó a superar la ingenuidad del pensamiento alternativo sobre las propuestas de cambio social, y a reconocer que a pesar de que el socialismo real se había propuesto superar al capitalismo como modo de organización y vida social mucho más humano, había quedado preso al mismo tiempo de ciertas matrices culturales, que podían al mismo tiempo explicar en alguna medida su derrumbe a finales de los años 80s y principios de los 90s. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentroe all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile uan vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi.QUesto processo obbediva inoltre a uan maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici univesaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nelal complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì soggetti concreti, e quindi sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latinoamericana, che negli anni 80 e 90 assistette a uan compelta diversificazioen delel riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di moviemnti eclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono uan riflesione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genre, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chaive identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove "enfoques epistemológicos" y teológicos de género y de generación, indígenas, teología negra, etc.
In altri termini la parte non si vedeva più come uan parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttuore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
QUndo quindi negli a90 in AMerica Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte.
SI arrivò persino a vederlo come uan nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei moviemtni sociali nuovi si sentivano in realtà molto a poìroprio agio con questie riflessioni sul post-moderno. In particalre per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. ilprendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Piano piano si afferma nel tempo un pensiero postmoderno di sinistra, nè scettico nè malinconico di fronte al cambiamento socialeperò capace di riprendere molte motivazioni.
Lo scenario è per molti aspetti postmoderno. Nel senso comune soprattutto la vita prima della speculazione intellettuale, esigeva un dialogo con il postmoderno critico di ogni pregiudizio dogmatico.
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei moviemtni sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilezza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a scietà che comrpenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos", (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo", (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare ilpotere senza prendere il potere).
Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che prima di essere uan nuova teoria politica o un programma politico era (apunta) una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale.
In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo uan lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste uan circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiameno politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in AMerica Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberista e e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità nerìgre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
A livello politico si costituirono negli anni 90 molti governi locali composti da ofrze di sinistra in alleanza con i movimenti sociali o movimenti civici popolari. Così iniziò uno dei maggiori esperimenti di apprendimento di ciò che significava parteciapre nelel istituzioni statali, essere governo e partecipare in contesti molto più complessi potendo rispondere alle domande della popolazione con nuovi strumenti.
In questo modo sorsero nuovi temi di riflessione sui governi locali, sui poteri locali, sulla lotta all'interno delel istituzioni, sulla compelssità delle istituzioni statali, sulla relazione tra movimenti sociali e governi locali, sul carattere politico dei moviemtni sociali, etc...
Pertanto 1) la difesa dellavita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture -?) 2) la creazione di nuovi paradigmi di pensiero e azione che superano la matrice moderna, capace di andare al di là del razionalismo, dell'universalismo monologico, dello strumentalismo, della dialettica soggetto-oggetto, dell'etica del dovere repressiva e autoritaria, dell'antropocentrismo, cioè in definitiva una critica civilizzatrice e non solo strutturale o congiunturale della società 3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalal capacità di creare della proprie comunità, benchè in contesti di sistema sociali escludenti 4) l'importanza del dialogo, della comunicazione, della coerenza tra teoria e pratica, dell'incontro di comunità di vita nei processi di costruzione di questo mondo possibile.
Questi sono almeno 4 dei nuovi motivi più importanti appresi dalla pratica dei movimenti sociali latinoamericani degli anni 90.
Che cosa è successo nel campo educativo nel corso degli anni 90? In primo luogo è stato durante questi anni che i moviemnti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della istruzione pubblica, nonostante iprocessi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alal guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, e anche dovuto ai processi di privatizzazione delel imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale.
L?assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determianto un'indebolimento economico e organizzativo dei sidnacati stessi e delal loro formazione.L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca univeesiatria ha anche indebolito la formaizone di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi delal sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriolmente qeusto processo di indebolimento della formazione politica dei moviemtni sociali critici e della sinistra politica critica.
Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi moviemtni sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi enfoques, nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di uan rifondazione della educazione popolare.
Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei moviemnti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò uan riflessione sui limiti del paradignma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latinoamericana compresa quella rivoluzionaria.
ALtro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientiche e tecnologiche nella vita quatidiana delle comuntà popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogetioanrie dell'essere umano, dei gruppi e delel comunità. Questo implicò uan rivalutaizone di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular.




Edited on 2008-04-06 11:01:55 by ClinameN

Additions:
Uno de los impactos positivos de la caída del socialismo real en América Latina, fue que obligó a superar la ingenuidad del pensamiento alternativo sobre las propuestas de cambio social, y a reconocer que a pesar de que el socialismo real se había propuesto superar al capitalismo como modo de organización y vida social mucho más humano, había quedado preso al mismo tiempo de ciertas matrices culturales, que podían al mismo tiempo explicar en alguna medida su derrumbe a finales de los años 80s y principios de los 90s. La critica non era solo verso l'esterno ma anche dentroe all'interno dello stesso pensiero e cultura alternativa. Questo produsse maggiore apertura verso nuove idee, promosse nuove riflessioni, nuove immagini utopiche, come si vide già dal 1994. Nel contesto di persecuzioni e di smantellamento delle infrastrutture di interesse pubblico i movimenti sociali dovettero cercare un appoggio formativo con le loro stesse e limitate forze. Già prima della chiusura degli spazi pubblici dovettero focalizzarsi negli spazi locali e nelle relazioni quotidiane nelle quali era possibile uan vita sociale attiva. In questo modo, nonostante la repressione neoliberista, fiorirono molti movimenti locali nei quali la resistenza popolare poteva mantenersi e svilupparsi.QUesto processo obbediva inoltre a uan maturità propria del pensiero critico, che nato in matrici univesaliste, vedeva la necessità di oltrepassare la generalità universalista e strutturalista, per entrare nelal complessità del quotidiano, dei modi concreti di vita di soggetti non più universali e astratti bensì soggetti concreti, e quindi sessuati, di razza, di cultura, di etnia e di microstorie concrete.
Un caso molto chiaro in questo caso è proprio la teologia della liberazione latinoamericana, che negli anni 80 e 90 assistette a uan compelta diversificazioen delel riflessioni, partendo proprio dalla presa di posizione di moviemnti eclesiastici, comunità di base, teologi e teologhe, che iniziarono uan riflesione teologica di liberazione però non più solo in chiave socio-economica bensì di genre, razza, etnia, generazione, mondo di vita (contadino o urbano).
E' interessante notare che in questo modo la riflessione identitaria, l'ermeneutica in chaive identitaria o specifica, la costruzione di cosmovisioni globali in chiave di genere, razza, cultura, etnia, dando così origine non a teologie femministe di liberazione bensì a nuove "enfoques epistemológicos" y teológicos de género y de generación, indígenas, teología negra, etc.
In altri termini la parte non si vedeva più come uan parte ma come un mondo che conviveva con altri mondi. In questo modo si pensarono anche i movimenti sociali nel contesto di un mondo sempre più distruttuore, e fiorirono così sempre più radicali sulla vita e sulla società. Fu messa in discussione la stessa modernità.
QUndo quindi negli a90 in AMerica Latina arrivò il pensiero post-moderno, la reazione della maggior parte degli intellettuali critici della generazione degli anni 60 e 70 fu molto forte.
SI arrivò persino a vederlo come uan nuova ideologia del potere globale. Senza dubbio però molti dei moviemtni sociali nuovi si sentivano in realtà molto a poìroprio agio con questie riflessioni sul post-moderno. In particalre per il suo rifiuto del razionalismo, dell'universalismo della ragione, della visione totalizzante di un preteso soggetto onnicomprensivo, dell'ossessione alla verità unica, dell'intolleranza e sfavore verso al differenza e la pluralità. ilprendersi gioco della solennità del potere e le strutture, la rivendicazione del microsociale come resistenza, etc...
Piano piano si afferma nel tempo un pensiero postmoderno di sinistra, nè scettico nè malinconico di fronte al cambiamento socialeperò capace di riprendere molte motivazioni.
Lo scenario è per molti aspetti postmoderno. Nel senso comune soprattutto la vita prima della speculazione intellettuale, esigeva un dialogo con il postmoderno critico di ogni pregiudizio dogmatico.
Per questa ragione, quando esplose il grido indigena zapatista, la maggioranza dei moviemtni sociali si sentirono molto identificati e rappresentati. Non nel senso della rappresentanza politica bensì rappresentati nella visione del mondo, della società, della politica, della lotta. In molti casi il pensiero zapatista riprende con sottilezza e lucidità molti motivi postmoderni. Con consegne piene di saggezza millenaria, gli zapatisti riuscirono ad esporre in termini di linguaggio popolare e non più nei termini dei sempre più obstrusi linguaggi accademici, le idee che molti gruppi sociali venivano intuendo e formulando. In frasi ormai leggendarie come: "Una sociedad donde quepan todos" (un a scietà che comrpenda tutti), o "Un mundo donde quepan muchos mundos", (un mondo che contenga molti mondi) o "mandar obedeciendo", (comandare obbedendo) o "marchar al ritmo de los más lentos" (marciare al ritmo dei più lenti) o "detrás de nosotros estamos ustedes" (dietro di voi stiamo noi), o "cambiar el poder sin tomar el poder", (cambiare ilpotere senza prendere il potere).
Queste espressioni sono la base di un nuovo paradigma politico che prima di essere uan nuova teoria politica o un programma politico era (apunta) una nuova concezione della politica e del politico, della cultura, dell'intercultura, del locale e del globale.
In fondo la resistenza contro il neoliberismo fu fin dall'inizio non solo uan lotta contro le dittature, e nemmeno conto il capitalismo, ma contro la stessa modernità. Il cambiamento culturale è condizione del cambiamento politico e non il contrario come si pensava prima. In altri termini significa che non esiste uan circolarità tra la dinamica del cambiamento culturale e quella del cambiameno politico. (?) E' questo almeno quello che può vedersi in AMerica Latina oggi.
In questa tappa, mentre i partiti politici di sinistra e i sindacati, emblemi dell'immaginario sviluppista di sinistra, concentrarono tutte le loro energie nella lotta contro il neoliberista e e le sue politiche, e dall'altra parte lottavano per riformare al loro stesso interno per superare gli schematismi e rispondere ai nuovi processi economici, politici e culturali, in molte comunità c'era contemporaneamente una autentica esplosione di lotte e movimenti locali che avanzavano altri tipi di riflessione che non erano di tipo rivendicativo verso lo stato né reclamavano nuove leggi e contesti istituzionali, ma si interrogavano sui significati sociali più profondi che davano identità ai soggetti (donne, comunità nerìgre, giovani), alle loro radici culturali, al contesto concreto, y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas.
Si interrogavano costantemente sui nuovi paradigmi epistemologici, culturali e politici.
A livello politico si costituirono negli anni 90 molti governi locali composti da ofrze di sinistra in alleanza con i movimenti sociali o movimenti civici popolari. Così iniziò uno dei maggiori esperimenti di apprendimento di ciò che significava parteciapre nelel istituzioni statali, essere governo e partecipare in contesti molto più complessi potendo rispondere alle domande della popolazione con nuovi strumenti.
In questo modo sorsero nuovi temi di riflessione sui governi locali, sui poteri locali, sulla lotta all'interno delel istituzioni, sulla compelssità delle istituzioni statali, sulla relazione tra movimenti sociali e governi locali, sul carattere politico dei moviemtni sociali, etc...
Pertanto 1) la difesa dellavita umana come criterio sommo di giustificazione delle lotte sociali (prima ancora che la costruzione di determinate strutture -?) 2) la creazione di nuovi paradigmi di pensiero e azione che superano la matrice moderna, capace di andare al di là del razionalismo, dell'universalismo monologico, dello strumentalismo, della dialettica soggetto-oggetto, dell'etica del dovere repressiva e autoritaria, dell'antropocentrismo, cioè in definitiva una critica civilizzatrice e non solo strutturale o congiunturale della società 3) la costruzione di nuove relazioni sociali e istituzionali a partire dal potere e dalal capacità di creare della proprie comunità, benchè in contesti di sistema sociali escludenti 4) l'importanza del dialogo, della comunicazione, della coerenza tra teoria e pratica, dell'incontro di comunità di vita nei processi di costruzione di questo mondo possibile.
Questi sono almeno 4 dei nuovi motivi più importanti appresi dalla pratica dei movimenti sociali latinoamericani degli anni 90.
Che cosa è successo nel campo educativo nel corso degli anni 90? In primo luogo è stato durante questi anni che i moviemnti studenteschi hanno mantenuto la loro lotta in difesa della istruzione pubblica, nonostante iprocessi di privatizzazione in atto che proprio per la loro forza di resistenza non si sono potuti concludere pienamente. D'altra parte l'educazione politica dei lavoratori e operai ha sofferto duri colpi dovuti alal guerra neoliberista contro i sindacati, principali punto di appoggio della scuola di lavoratori, e anche dovuto ai processi di privatizzazione delel imprese pubbliche e dei servizi, la sicurezza sociale, etc... e l'ideologia neoliberista contro lo sviluppismo, al cui interno il sindacalismo era un pezzo fondamentale.
L?assassinio di dirigenti sindacali, l'indebolimento economico e organizzativo dei sindacati ha determianto un'indebolimento economico e organizzativo dei sidnacati stessi e delal loro formazione.L'indebolimento e l'opera di conservatorismo dei centri di ricerca univeesiatria ha anche indebolito la formaizone di intellettuali e progetti di formazione critica.
La crisi delal sinistra con la caduta del socialismo finì con aggravare ulteriolmente qeusto processo di indebolimento della formazione politica dei moviemtni sociali critici e della sinistra politica critica.
Senza dubbio, dovuto a questo processo, i nuovi moviemtni sociali dovettero formare le loro proprie scuole di formazione in un clima di "mancanza" (orfandad) di ideologia e questo contribuì alla messa a punto di nuovi enfoques, nuovi paradigmi culturali, politici ed educativi e quindi per questo produsse un nuovo incontro di questi movimenti politici con la corrente dell'educazione popolare.
Anche la stessa educazione (?) popolare ha vissuto il suo processo di trasformazione nella misura in cui andava mutando il contesto.
Fin dagli 90 cominciò a parlarsi della necessità di uan rifondazione della educazione popolare.
Di fronte a un contesto dove non si vedevano possibili cambiamenti rivoluzionari, l'educazione popolare ha riflettuto sulla sua sovrapoliticizzazione dell'epoca precedente, e iniziò un processo di accompagnamento dei moviemnti sociali sui temi identitari che ponevano, e nello stesso tempo iniziò uan riflessione sui limiti del paradignma tradizionale moderno di sinistra e sul nuovo incontro con le culture indigene, le critiche femministe al patriarcato millenario, le sfide dell'ecologia alla concezione moderna e sviluppista latinoamericana compresa quella rivoluzionaria.
ALtro tema che iniziò a diffondersi fu l'impatto delle trasformazioni scientiche e tecnologiche nella vita quatidiana delle comuntà popolari, il concetto stesso di popolare trasformato dalle nuove teorie della comunicazione, dai processi culturali di ibridazione, dai limiti dello statalismo e il recupero delle potenzialità autogetioanrie dell'essere umano, dei gruppi e delel comunità. Questo implicò uan rivalutaizone di alcune idee all'interno del pensiero stesso di Freire. y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular.
Aquí el tema de la ética y del sujeto, y de la cultura popular vinculada a los procesos vitales desarrollados en la cotidianidad comenzaron a ser cada vez más recuperados. Se trató de un paso del estructuralismo a la dimensión vital de lo cotidiano y al peso de las culturas en los modos de vida y resistencia.


Deletions:
Uno de los impactos positivos de la caída del socialismo real en América Latina, fue que obligó a superar la ingenuidad del pensamiento alternativo sobre las propuestas de cambio social, y a reconocer que a pesar de que el socialismo real se había propuesto superar al capitalismo como modo de organización y vida social mucho más humano, había quedado preso al mismo tiempo de ciertas matrices culturales, que podían al mismo tiempo explicar en alguna medida su derrumbe a finales de los años 80s y principios de los 90s. La crítica ya no era sólo hacia afuera (el mal está fuera), sino que el problema también estaba al interior de propio pensamiento y cultura crítica y alternativa. Esto produjo más apertura a las nuevas ideas, promovió nuevas reflexiones, nuevas imaginaciones utópicas como se vería ya muy pronto en el año 1994.
En el contexto de persecución, y de posterior desmantelamiento de la infraestructura institucional de interés público, los movimientos sociales tuvieron que buscar apoyo formativo de sus propias y limitadas fuerzas. Y ante el cierre de los espacios públicos tuvieron que enfocarse en los espacios locales y las relaciones cotidianas en los cuales era posible una vida social activa. De este modo, a pesar de la represión neoliberal, florecieron muchos movimientos locales e identitarios en los cuales la resistencia popular podía mantenerse y desarrollarse.
Este proceso identitario obedecía además, a una maduración propia del pensamiento crítico, que nacido de matrices universalistas, veía la necesidad de trascender la generalidad universalista y estructuralista, para entrar en la complejidad de lo cotidiano, de los modos de vida concretos de sujetos ya no universales abstractos sino sujetos concretos con género, raza, cultura, etnia, y microhistoria concretas. Un caso muy claro en este campo es el caso de la teología latinoamericana de liberación, que en los años 80s y 90s asistió a una gran diversificación de las reflexiones, a partir de tomas de posición de movimientos eclesiales, comunidades de base y teólogos y teólogas concretos que iniciaron reflexiones teológicas liberadoras pero ya no sólo en clave socioeconómica, sino además en clave de género, de raza, de etnia, de generación, de mundo de la vida (ej. Campesino, o urbano).
Importante ver que en ese transitar se fue pasando poco a poco de la reflexión identitaria, y de la hermenéutica en clave identitaria o específica, a la construcción de cosmovisiones globales en clave de género, de raza, de cultura, de etnia, dando origen ya no a teologías feministas de liberación, sino a nuevos enfoques epistemológicos y teológicos de género y de generación, indígenas, teología negra, etc. Es decir, la parte ya no se veía a sí misma como parte sino como un mundo, conviviendo con otros mundos.
En ese pensarse los propios movimientos a sí mismos en el contexto de un mundo cada vez más destructor, fueron aflorando visiones cada vez más radicales de la vida y la sociedad. El cuestionamiento se lanzó contra la propia modernidad. Cuando en los 90 llegó a Latinoamérica el pensamiento posmoderno, la reacción de la mayoría de intelectuales críticos de la generación de los 60 y 70 fue tremendamente fuerte. Se llegó incluso a ver en el pensamiento postmoderno una nueva ideología del poder global. Sin embargo muchos de estos movimientos sociales nuevos se sentían muy a gusto con varios de los motivos de la reflexión postmoderna. Especialmente su rechazo al racionalismo, al universalismo de la razón, a las visiones totalizantes de un pretendido sujeto omniabarcante, a su obsesión por la verdad única, su intolerancia e incomodidad frente a la diferencia y la pluralidad, su burla frente a la pretendida solemnidad del poder y las estructuras, su reivindicación de lo microsocial como resistencia, etc. Con el paso del tiempo pudo irse perfilando un pensamiento que se afirma como un postmodernismo de izquierda, ni escéptico ni melancólico frente al cambio social, pero sí capaz de retomar muchos de sus motivos. El escenario concreto era en muchos sentidos estrictamente postmoderno. Y el sentido común pero sobre todo la vivencia antes que la especulación intelectual, exigían un diálogo con el postmodernismo crítico libre de prejuicios dogmáticos.
Por esta razón, cuando surgió el grito indígena zapatista, la mayoría de movimientos sociales se sintieron tan plenamente interpretados y representados. No en el sentido de representación política, sino en el sentido de interpretados y representados en cuanto a concepción del mundo, de la sociedad, de la política y la lucha. Y en muchos sentidos el pensamiento zapatista retoma con mucha sutileza y lucidez muchos de los motivos postmodernos. Con consignas plenas de sabiduría milenaria, los zapatistas lograron poner en términos del lenguaje popular y no en términos del cada vez más obstruso lenguaje academicista, las ideas que muchos grupos sociales venían intuyendo o formulando. En frases ya legendarias como: “Una sociedad donde quepan todos”, o “Un mundo donde quepan muchos mundos”, o “mandar obedeciendo”, o “marchar al ritmo de los más lentos” o “detrás de nosotros estamos ustedes”, o “cambiar el poder sin tomar el poder”, los zapatistas expresaban las bases de un nuevo paradigma político que antes que una nueva teoría política o antes que un nuevo programa político apunta a una nueva concepción de la política y de lo político, de la cultura y la interculturalidad, de lo local y lo global, etc.
En el fondo, la resistencia contra el neoliberalismo puso de presente que la lucha no era sólo contra el liberalismo, contra las dictaduras, ni siquiera contra el capitalismo, sino contra la modernidad misma. Es decir, que el cambio cultural es condición del cambio político, y no a la inversa como normalmente se pensaba. O en otras palabras, que existe una circularidad entre la dinámica del cambio cultural y el cambio político, al menos es lo que puede verse en nuestra América Latina de hoy.
De manera que en esta etapa, mientras los partidos de izquierda y los sindicatos, emblemas del imaginario desarrollista de izquierda, centraron todas sus mejores energías en la lucha contra el neoliberalismo y sus políticas, y por otra parte luchaban por reformarse a su interior para superar el esquematismo y responder a los nuevos procesos económicos, políticos y sobre todo culturales, al mismo tiempo en muchas comunidades y localidades, se daba una auténtica explosión de luchas y movimientos locales, que adelantaban otro tipo de reflexiones, de tipo ya no reivindicativo frente al Estado y que reclamaban nuevas leyes o contextos institucionales, sino que se preguntaban por los significados sociales más profundos que daban identidad a determinados sujetos sociales (mujeres, comunidades negras, comunidades indígenas, jóvenes, etc.), sus raíces culturales, su contexto concreto y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas. Y se preguntaban constantemente sobre los nuevos paradigmas epistemológicos, culturales y políticos. A nivel político, se constituyeron en los años noventas especialmente muchos gobiernos locales compuestos por fuerzas de izquierda en alianza con movimientos sociales o movimientos cívicos populares. Así se inició una de las mayores experiencias de aprendizaje de lo que significaba participar en las instituciones estatales, ser gobierno y participar en contextos muchos más complejos pudiendo atender las demandas de la población con nuevas herramientas.
De esta manera fue surgiendo nuevos temas de reflexión sobre los gobiernos locales, los poderes locales, la lucha al interior de las instituciones, la complejidad de las instituciones estatales, la relación entre movimientos sociales y gobiernos locales, el carácter político de los movimientos sociales, etc.
Por lo tanto, a) la defensa de la vida humana como criterio supremo de justificación de las luchas sociales (antes que la construcción de determinadas estructuras), b) la creación de nuevos paradigmas de pensamiento y acción que superen las matrices modernas, capaces de ir más allá del racionalismo, del universalismo monológico, el instrumentalismo, la dialéctica objeto-sujeto, la ética del deber represiva y autoritaria, el antropocentrismo, es decir, una crítica civilizatoria y no sólo estructural o coyuntural a la sociedad, c) la construcción de las nuevas relaciones sociales e institucionales a partir del poder y capacidad creador de las propias comunidades, aún en contextos de sistemas sociales excluyentes, d) la importancia del diálogo, la comunicación, la coherencia entre teoría y práctica, el encuentro de comunidades de vida en los procesos de construcción de ese otro mundo posible, son al menos 4 de los más importantes nuevos motivos aprendidos por la práctica de los movimientos sociales latinoamericanos en los años 90s.
Que sucedió con la lucha en el campo educativo? En primer lugar ha sido durante todos estos años que los movimientos estudiantiles han mantenido su lucha por la defensa de la educación pública a pesar de los procesos de privatización, que no ha podido concluirse plenamente debido a la fuerza de las resistencias. Por otra parte, la educación política de los trabajadores y obreros ha sufrido duros golpes debido a la guerra neoliberal contra los sindicatos, principales apoyos económicos de las escuelas de trabajadores, y también debido a los procesos de privatización de las empresas públicas y los servicios, la seguridad social, etc., y la ideología neoliberal contra el desarrollismo dentro del cual el sindicalismo era una pieza fundamental. Asesinatos de dirigentes sindicales, debilitamiento económico y organizativo de los sindicatos ha conducido a debilitamiento de la formación sindical. El debilitamiento y conservatización de los centros de investigación universitarios también ha debilitado la formación de intrelectuales y proyectos críticos de formación. La crisis ideológica de las izquierdas con la caída del socialismo terminó de apuntalar este proceso de debilitamiento de la formación política de los movimientos sociales y políticos críticos.
Sin embargo y debido a este proceso, los nuevos movimientos sociales tuvieron que ir formando sus propias escuelas de formación, en un clima de orfandad ideológica, lo que contribuyó a la búsqueda de nuevos enfoques, nuevos paradigmas culturales y políticos y educativos, y se produjo entonces un reencuentro de la corriente de la educación popular con estos nuevos movimientos sociales. También la educación popular ha vivido su propio proceso de transformación a medida que el contexto ha sido transformado. Comenzó a hablarse desde 1990 de la necesidad de una refundamentación de la educación popular. Ante un contexto en el que los cambios revolucionarios no se veían posibles, la educación popular reflexionó sobre su sobre-politización de la época anterior, inició un proceso de acompañamiento de los nuevos movimientos sociales y los temas identitarios que ellos planteaban, igualmente inició una reflexión sobre los límites del paradigma tradicional moderno de izquierda y el reencuentro con las culturas indígenas, las críticas feministas al patriarcalismo milenario y los desafíos de la ecología a las concepciones modernas y al desarrollismo latinoamericano incluido el revolucionario. Otro tema que empezó a desarrollar fue el de el impacto de las transformaciones científicas y tecnológicas en la vida cotidiana de las comunidades populares, el concepto mismo de lo popular transformado por las nuevas teorías de la comunicación y la recepción, y los procesos culturales de hibridación, los límites del estatalismo y la recuperación de los potenciales autoorganizativos de los seres vivos y dentro de ellos de los grupos humanos y comunidades, lo que implicó revaluar algunas ideas marco del pensamiento de Freire y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular. Aquí el tema de la ética y del sujeto, y de la cultura popular vinculada a los procesos vitales desarrollados en la cotidianidad comenzaron a ser cada vez más recuperados. Se trató de un paso del estructuralismo a la dimensión vital de lo cotidiano y al peso de las culturas en los modos de vida y resistencia.




Edited on 2008-04-01 10:34:26 by ClinameN

Additions:

La dittatura neoliberista

La reazione dei gruppi di potere più onservatori dell'America LAtina, e il timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile). Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
In effetti il progetto neoliberista promosso dalla dittatura di Pinochet e dal Dipartimento di Stato Nordamericano mise a punto una autentica controrivoluzione in America latina a partire dallo stesso capitalismo di riforme.
I primi obiettivi delle dittature di sicurezza nazionale in America latina furono i militanti delal sinistra e i leaders sociali impegnati politicamente.Migliaia di lottaori popolari furono assassinati, torturati, desaparecidos. Le principali organizzazioni politiche e sociali della sinistra furono distrutte tramite l'assassinio o la prigione dei loro dirigenti, così anche attraverso il terrorismo psicologico. All'interno di questa offensiva furono attaccati professori universitari, centri di ricerca, scuole di formazione, cioè in breve tutta una struttura di pensiero, ricerca e formazione critica. Il controllo delle università fu dato a gruppi conservatori e di destra quando non addirittura direttamente ai militari. L'obiettivo era la distruzione della base sociale, politica e intellettuale di ogni opposizione di sinistra.
Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smantellare tutte le strutture economiche, scolastiche ed educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto di sviluppo nazionalista e e compartecipazione delle classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si mantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria.
Il terzo passo fu l'inizio delle riforme strutturali neoliberiste: le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasposrti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli orgnaismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa. Tutto questo processo fu diretto da uan ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico conosistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione naturale nella vita sociale. La legge del si salvi chi può ( quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma > > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri trasnazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzaizone delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge > > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.
Uno degli impatti positivi della caduta del socialismo reale in America Latina Uno fu che obbligò a sueprare l'ingenuità sul pensiero del cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale si fosse proposto di superare il capitalismo come modo di orgnaizzazioen e di vita, era rimasto intrappolato in certe matici culturali che potevano spiegare parimenti alcune modalità della sua caduta alle fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno


Deletions:
La dittatura neoliberista
La reazione dei gruppi di potere più onservatori dell'America LAtina, e il
timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile) .
Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per
l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
In effetti il progetto neoliberista promosso dalla dittatura di Pinochet e
dal DIpartimento di Stato Nordamericano mise a punto una autentica controrivoluzione in America latina a partire dallo stesso capitalismo di riforme.
I primi obiettivi delle dittature di sicurezza nazionale in America latina
furono i militanti delal sinistra e i leaders sociali impegnati politicamente.Migliaia di lottaori popolari furono assassinati, torturati, desaparecidos. Le principali organizzazioni politiche e sociali della sinistra furono distrutte tramite l'assassinio o la prigione dei loro dirigenti, così anche attraverso il terrorismo psicologico. All'interno di questa offensiva furono attaccati professori universitari, centri di ricerca, scuole di formazione, cioè in breve utta uan strttura di pensiero, ricerca e formazione critica. Il controllo delel università fu dato a gruppi conservatori e di destra quando non addirittura direttamente ai militari. L'obiettivo era la distruzione delal base sociale, politica e intellettuale di ogni opposizione di sinistra. Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smonatere tutte el strtture economiche, scoailie educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto dis viluppo nazionalista e e compartecipazione delel classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si mantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria. Il terzo passo fu l'inizio delel riforme strutturali neoliberiste:le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasposrti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli orgnaismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa. Tutto questo processo fu diretto da uan ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico conosistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione natuarle nella vita sociale. La legge del si salvi chi può ( quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma
> > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri trasnazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzaizone delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge
> > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.
Uno degli impatti positivi dela caduta del socialismo reale in America Latina Uno fu che obbligò a sueprare l'ingenuità sul pensiero del cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale si fosse proposto di superare il capitalismo come modo di orgnaizzazioen e di vita, era rimasto intrappolato in certe matici culturali che potevano spiegare parimenti alcune modalità della sua caduta alle fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno




Edited on 2008-04-01 10:30:20 by ClinameN

Additions:
Pauolo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse. Questo ci conduce a una domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunciaizone di detti contenuti.
Per Freire la formazione e la educación sono in primo luogo un modo di comunicaizone, ma non un metodo astratto nel senso di una tecnica, bensì uan relazione intersoggettiva, un dialogo sempre contestuale e distinto (?) sui problemi vitali. Per lui etica, comunicazione, dialogo e problemi vitali sono il nucleo del processo pedagogico. Il pensiero socio politico di Freire era comunque sviluppista di sinistra ma la sua pedagogia era oltre il paradigma sviluppista.Da questo discendone le ambivalenze della ricezione e della critica (su ulterior crítica).
Anche quando l'impatto dell'opera di Pauolo Freire sconfinò in altri campi del sapere, come la teologia della liberazione, la filosofia della liberazione, il pensiero critco latinoamericano, così come il pensiero pedagogico di diversi paesi del terzo mondo e anche del primo, il pensiero di Freire non ebbe impatti notevoli sulla sinistra e nemmeno sulle università e i centri di ricerca critica. Per la sinistra (politica) infatti il pensiero di Freire era scomodo e il pensiero etico era considerato ingenuo. Per l'università era un critico scomodo. Per i centri di ricerca critici era scomodo per le critiche all'élitismo e all'intellettualismo. Il grande impatto sociale del pensiero di Freire si diede principalmente nelel comunità popolari ruarali e urbane, e alcuni movimenti sociali vicini alla teologia della liberazione che compresero la profondità e complessità della sua proposta e la arrcchirono con la loro stessa pratica. Inspirato al suo penseiro si sviluppò nel nostro continente dagli anni settanta ad oggi un movimento di "educazione popolare" sempre più diversificato (alfabetizzazione, educazione per adulti, riorma delal scuola, appoggio a moviemnti sociali, ...) e strettamente legato con il movimento di educazione popolare, le comunità di base, i moviemnti e le reti sociali, continuando a sviluppare le linee di riflessione pedagogigca di Freire nelle nuove realtà sociali e politiche dell'America latina.
La dittatura neoliberista
La reazione dei gruppi di potere più onservatori dell'America LAtina, e il
timore che il Nord America ebbe delle perture vissute dall'America Latina degli anni 70, condusse a una reazione violenta e dittatoriale diretta non solo contro la sinistra e i governi riformisti (come nel colpo di stato in Brasile) ma addirittura contro tutto il progetto sviluppista incluso quello borghese (come nel caso del Cile) .
Per questo l'11 settembre 1973 è una data importante e emblematica per
l'America latina: essa segna l'entrata nell'era neoliberista.
In effetti il progetto neoliberista promosso dalla dittatura di Pinochet e
dal DIpartimento di Stato Nordamericano mise a punto una autentica controrivoluzione in America latina a partire dallo stesso capitalismo di riforme.
I primi obiettivi delle dittature di sicurezza nazionale in America latina
furono i militanti delal sinistra e i leaders sociali impegnati politicamente.Migliaia di lottaori popolari furono assassinati, torturati, desaparecidos. Le principali organizzazioni politiche e sociali della sinistra furono distrutte tramite l'assassinio o la prigione dei loro dirigenti, così anche attraverso il terrorismo psicologico. All'interno di questa offensiva furono attaccati professori universitari, centri di ricerca, scuole di formazione, cioè in breve utta uan strttura di pensiero, ricerca e formazione critica. Il controllo delel università fu dato a gruppi conservatori e di destra quando non addirittura direttamente ai militari. L'obiettivo era la distruzione delal base sociale, politica e intellettuale di ogni opposizione di sinistra. Il secondo passo compiuto dalle dittature fu quello di smonatere tutte el strtture economiche, scoailie educative statali che lo sviluppismo aveva costruito e che erano le basi di quel progetto dis viluppo nazionalista e e compartecipazione delel classi. Iniziarono controriforme del lavoro, si mantellarono organismi dello stato per l'industria nazionale, l'eliminazione paulatina delle barriere arancelarias que che proteggevano l'industria nazionale, l'apertura a capitali stranieri, furono anche smobilitati gli organismi che promuovevano la riforma agraria. Il terzo passo fu l'inizio delel riforme strutturali neoliberiste:le politiche centrali furono la liberalizzazione o apertura dell'economia ai capitali stranieri; la privatizzazione di tutta l'economia tanto a livello produttivo quanto di servizi, la privatizzazione di tutte le imprese pubbliche (energia, trasposrti, telecomunicazioni, risorse naturali, industria di beni e servizi, etc...). Infine la consegna della sovranità economica agli orgnaismi multilaterali di sviluppo e finanziamento (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) che dettarono le politiche economiche a tutti i nostri paesi durante gli anni 80, 90 e continuano oggi stesso a molti paesi grazie al meccanismo di "chantaje" que significa la deuda externa. Tutto questo processo fu diretto da uan ideologia non solo economica ma globale a livello politico ed economico conosistente in una idolatria del mercato quale unico strumento regolatore efficiente degli scambi sociali. In tal modo lasciare tutte le relazioni sociali al destino delle forze del mercato è ciò che darebbe garanzia dell'efficienza sociale. Sottomessi alla democrazie del mercato, solo gli efficienti si salvano mentre gli inefficienti periscono. Si tratta della legge della selezione natuarle nella vita sociale. La legge del si salvi chi può ( quien se salva es en esta deología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Questa ideologia esacerbata a livello globale dalla caduta del socialismo e dal trionfo del capitalismo globale, governa oggi a (livello globale) e conduce la sua attuale strategia di globalizzazione che altro non è che la strategia di globalizzazione dei grandi capitali (a livello mondiale) che fanno di tutti i popoli e tutte le economie un oggetto di lucro e depredazione. E' ovvio che per questo progetto il nazionalismo e l'integrazionismo (?) sviluppista era un grande ostacolo. Consegnare tutta la vita sociale alla logica del potere economico e politico fa sì che i potenti siano sempre più potenti e i deboli sempre più deboli. Non ci deve più essere uno stato che vegli sul bene comune per la sorte dei più deboli per riequilibrare un po' la disuguaglianza del potere nella società, che era una delle ragioni dello stato sviluppista. Oggi tutti rami dell'economia sono dominati da grandi imprese multinazionali o monopoli che hanno maggior potere politico ed economico che la maggior parte degli stessi stati del terzo mondo, e, in alcuni casi, maggior potere di stati del primo mondo. Senza dubbio la vita è maggiormente sottomessa al calcolo monetario, Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma
> > medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro > > económico.
In questo modo la crisi ecologica e l'effetto del riscaldamento globale avanzano senza limiti avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una società civile che reclamano i poteri trasnazionali (rivedere) cosa può significare in termini educativi? La mercantilizzazione della istruzione e della pedagogia ("de la educación"). La privatizzaizone delle università pubbliche al servizio degli interessi impresariali, e el auge
> > de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región.
L'autonomia scientifica, di ricerca e tecnologica delle nazioni lascia il posto alla liberalizzazione del flusso di conoscenza sotto un forte controllo monetario (di cui finanziano i progetti di ricerca) per mezzo dei brevetti in mano alle grandi multinazionali per ottenere il controllo dei mercati, dei prezzi e del potere politico, come succede nel campo agricolo con i prodotti transgenici controllati da multinazionali come la Monsanto. La ricerca è al servizio del lucro e non più al servizio della nazione e ancora meno della vita umana (come nel caso dei vaccini contro al Aids e altre malattie mortali). Questo si accompagna al culto del lavoro flessibile, la cui unica identità professionale è quella di adattarsi con grande flessibilità alla grande quantità di mini-impieghi temporali che il mercato offre. La mercantilizzazione dei mezzi e dei fini porta a proporre che la decisione che un soggetto faccia del suo futuro non è dettata da una opzione esistenziale ma da una analisi del mercato e da calcoli monetari di lungo periodo. Qualcosa che le riforme dell'istruzione in America Latina vanno promuovendo da diversi anni da parte della Banca Mondiale. La resistenza a questo tipo di progetto è stato costante dall'inizio. Nella tappa delle persecuzioni, desapareciones e assissini poltici sorse un movimento di difesa dei diritti umani e diritto alla vita. Successivamente fu al centro la lotta alle privatizzazioni e, negli ultimi anni, ha preso forma la difesa dei diritti umani intesi come diritti economici e sociali (e anche sociali ed ecologici). Ovviamente di fronte a un regime sempre più escludente e uno stato sempre più indebolito e senza spazio di riconoscimento della legittimità della opposizione e della protesta sociale, le lotte sociali si sono sempre di più focalizzate in una logica non integrazionista ma identitaria e recentemente anche in una logica di rottura. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi 8-10 anni in America Latina.Una logica di rottura che cerca di non una riforma nell'ordine neoliberista ma una trasformazione completa dell'ordine sociale e politico includente realmente.
Uno degli impatti positivi dela caduta del socialismo reale in America Latina Uno fu che obbligò a sueprare l'ingenuità sul pensiero del cambiamento sociale e a riconoscere che, nonostante il socialismo reale si fosse proposto di superare il capitalismo come modo di orgnaizzazioen e di vita, era rimasto intrappolato in certe matici culturali che potevano spiegare parimenti alcune modalità della sua caduta alle fine degli anni 80. La critica non era solo verso l'esterno


Deletions:
Pauolo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse.
Questo ci conduce a uan domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunciaizone di detti contenuti.
Per Freire la formazione
Es claro que en medio de este conflicto profundamente político e ideológico, un pensamiento como el de Freire era una auténtica revolución de pensamiento, un nuevo paradigma, pudiera interactuar y dialogar con los distintos polos, pero al mismo tiempo fuera discretamente marginado por cada una de las partes, pues implicaba una profunda crítica a todas estas concepciones pedagógicas desarrollistas. Pues para Freire la práctica pedagógica es un diálogo entre sujetos, una apuesta ética, un desafío antropológico y ontológico y no sólo un medio para un fin sistémico estructural más elevado al cual los seres humanos tienen que inmolarse. El sujeto para Freire no es el individuo, no es un movimiento político o un partido, ni siquiera un movimiento social, sino ante todo una comunidad de vida constituida por personas, que inserta en procesos sociales nunca pierde su raíz que es ser comunidad humana de vida, comunidad de base, comunidad local, allí donde la vida se torna algo concreto, cotidiano y no una épica mesiánica abstracta, y que se da tanto dentro de la vida cotidiana en el sistema vigente, como en el interior de las prácticas sociales y políticas por la transformación de dicho sistema. Donde el centro es que los seres humanos sean sujetos, es decir, seres que colectivamente van fortaleciendo su diálogo, su visión y participación de la realidad, su crítica y su autocrítica, su praxis transformadora humanizadora de la vida cotidiana y de las estructuras sociales. Y sobre todo Freire es quien con más profundidad reflexiona sobre el propio proceso educativo, pedagógico, y descubre que los contenidos no son la última instancia pedagógica. Esta es el tipo de relaciones en el marco de las cuales los contenidos se comunican o se construyen intersubjetivamente, una especie de contenido “oculto”, un “curriculum oculto” en el que se desarrollan relaciones de poder de distinto tipo. Esto conduce a la pregunta por la coherencia entre los contenidos y los procesos de comunicación de dichos contenidos. Para Freire la formación, la educación ante todo es un proceso de comunicación, no un método (una técnica finalmente) abstracto, una relación intersubjetiva colectiva, un diálogo siempre contextual y distinto acerca de problemas vitales. Por ello, ética, comunicación, diálogo y problemas vitales son el núcleo del proceso pedagógico. El pensamiento sociopolítico de Freire era desarrollista de izquierda, pero su pedagogía trascendía el desarrollismo. De ahí las ambivalencias de su recepción y su ulterior crítica.
Aun cuando el impacto intelectual de la obra de Freire trascendió a otros campos como la teología de liberación, la filosofía de liberación y el pensamiento crítico latinoamericano, así como también el pensamiento pedagógico en diversos países del tercer y también del primer mundo, el pensamiento de Freire no impactó fuertemente a las izquierdas, ni las universidades, ni los centros de investigación crítica. Para las izquierdas el pensamiento de Freire era incómodo y en el campo ético era considerado ingenuo; para las universidades era un crítico incómodo que desafiaba de modo implacable el poder académico tradicional; y para los centros de investigación crítica, era un crítico incómodo a su elitismo e intelectualismo. El gran impacto social del pensamiento de Freire se dió principalmente en las comunidades populares rurales y urbanas marginales de base, y en algunos movimientos sociales cercanos a la teología de liberación, que supieron comprender la profundidad y complejidad de su propuesta y la llevaron a la práctica enriqueciéndola con su propia experiencia. Inspirado en su pensamiento se desarrolló en nuestro continente desde los años setenta hasta hoy en día un amplio movimiento de “Educación Popular”, cada vez más diversificado (alfabetización, educación de adultos, reforma de la escuela, apoyo a movimientos sociales, apoyo a comunidades, etc.) y estrechamente relacionado con el movimiento de “Comunicación Popular”, las Comunidades de Base, los nuevos movimientos y redes sociales que ha continuado y desarrollado las líneas de reflexión educativa planteadas por Freire y por las nuevas realidades sociales y políticas latinoamericanas.
La dictadura neoliberal
La reacción de los grupos de poder más conservadores de América Latina, junto al temor que produjo en los gobiernos norteamericanos la apertura política y cultural que vivió América Latina en los años sesenta, condujo a una reacción violenta y dictatorial dirigida no sólo contra las izquierdas y los gobiernos reformistas (como en el golpe de Estado en Brasil), sino además contra el conjunto del proyecto desarrollista, incluido el desarrollismo nacionalista burgués (como quedó evidenciado en el golpe militar de Chile). Por eso el 11 de septiembre es una fecha tan emblemática para América Latina. Pues marca el surgimiento de lo que podemos llamar la era neoliberal en el continente. En efecto, el proyecto neoliberal promovido por la dictadura de Pinochet y el Departamento de Estado norteamericano a partir de 1973 realmente apuntó a una auténtica contrarrevolución estructural dentro del mismo capitalismo de reformas desarrollista.
Evidentemente los primeros objetivos de las dictaduras de Seguridad Nacional en América Latina fueron los militantes de la izquierda y los líderes sociales con gran protagonismo político. Miles de luchadores populares fueron asesinados, torturados, desaparecidos. Las principales organizaciones políticas y sociales de izquierda fueron prácticamente destruidas por vía del asesinato o la prisión de sus dirigentes, así como del terror sicológico contra sus miembros. Dentro de esta ofensiva fueron atacados profesores universitarios, centros de investigación, escuelas de formación, es decir, toda estructura de pensamiento, investigación y formación crítica. El control de las universidades fue entregado a grupos conservadores y derechistas, cuando no a militares. El objetivo era destruir las bases sociales, políticas e intelectuales de toda oposición de izquierda.
El segundo paso dado por las dictaduras fue empezar a desmontar todas las estructuras estatales económicas, sociales y educativas que el desarrollismo había construido, y que eran pilares del proyecto de desarrollo nacionalista y de coparticipación de todas las clases. Se iniciaron las contrarreformas laborales, el desmantelamiento de los organismos de promoción del Estado para la industria nacional, la eliminación paulatina de barreras arancelarias que protegían las industrias nacionales, la apertura a los capitales extranjeros, se desmontaron los institutos que promovían la reforma agraria desarrollista.
El tercer paso fue iniciar las reformas estructurales neoliberales que transformarían a fondo nuestras economías y nuestras sociedades. Las políticas centrales más importantes fueron la liberalización o apertura de la economía a los capitales extranjeros, la privatización de toda la economía tanto a nivel productivo como de los servicios, la privatización de todas las empresas públicas (energía, transporte, telecomunicaciones, recursos naturales, industria de bienes y servicios, etc.) o mixtas construidas y/o fortalecidas en la etapa anterior y finalmente la entrega de la soberanía económica y la soberanía sobre la política económica a los organismos multilaterales de desarrollo y de finanzas (BM, FMI) que dictaron las políticas económicas de todos nuestros países durante los años 80s y 90s, y las siguen dictando hoy en día en muchos países gracias al mecanismo de chantaje que significa la deuda externa.
Todo este proceso estuvo dirigido por una ideología no sólo económica sino global a nivel social y político, consistente en una idolatría de acuerdo con la cual el mercado es el único instrumento regulador eficiente de los intercambios sociales tanto económicos como culturales. De este modo, entregar todas las relaciones sociales al destino de las fuerzas del mercado, es lo que garantiza mayor eficiencia social. Sometidos a la democracia del mercado, sólo los eficientes se salvan mientras los ineficientes perecen. Se trata de la ley de selección natural en la vida social. La ley del sálvese quien pueda (quien se salva es en esta ideología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Esta ideología exacerbada a nivel global tras la caída del socialismo y el triunfalismo del capitalismo global, gobierna hoy a nivel global y conduce la actual estrategia de globalización, que no es otra cosa que la estrategia de los grandes capitales a nivel mundial, que hacen de todos los pueblos y economías, objetos de su lucro y depredación. Es obvio que para este proyecto el nacionalismo e integracionismo desarrollista era un gran obstáculo.
Entregar toda la vida social a la lógica del mercado es entregarla a la lógica del poder económico y político. De este modo los poderosos son cada vez más poderosos y los débiles cada vez más débiles, y ya no hay un estado que deba velar por el bien común, por la suerte de los más débiles para equilibrar un poco la balanza desigual del poder en la sociedad, que era una de las razones del estado desarrollista o de bienestar. Así es como hoy en día casi todas las ramas de la economías están dominadas por grandes empresas multinacionales o monopolios con mayor poder económico y político que la gran mayoría de los estados del tercer mundo, pero también en algunos casos con mayor poder que un estado del propio primer mundo.
Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro económico. Y de este modo la crisis ecológica global y el efecto de calentamiento del planeta avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una sociedad civil de la que ahora se reclaman las grandes transnacionales como sus principales representantes.
Qué significa un modelo así en términos educativos? La mercantilización de la educación. Esto significa la privatización de las universidades públicas cada vez más al servicio de intereses empresariales, y el auge de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región. La autonomía científica, investigativa y tecnológica de las naciones deja el lugar para la liberalización del flujo de conocimientos bajo fuerte control monetario (de quienes financian los proyectos de investigación), por medio de las patentes en manos de las grandes transnacionales para obtener control de mercados, de precios y poder político, como sucede en el campo agrícola con los productos transgénicos, controlados por multinacionales como la Monsanto. La investigación al servicio del lucro y ya no al servicio de la nación y mucho menos de la vida humana (como es el caso de las vacunas contra el SIDA y otras enfermedades mortales). Esto se acompaña del culto al trabajador flexible, que ya no tiene identidad profesional sino que es capaz de adaptarse con gran flexibilidad a la gran cantidad de miniempleos temporales que el mercado le ofrece. La mercantilización de los medios pero también de los fines lleva a proponer, por ejemplo, que la decisión que un sujeto haga de su futuro profesional no esté dictada por una opción existencial sino por un análisis de mercado y un cálculo de interés monetario a largo plazo, algo que las reformas educacionales en América Latina promueven desde hace varios años dirigidas por el Banco Mundial.
La resistencia a este tipo de proyectos y políticas fue constante en América Latina desde un principio. En la etapa de las persecusiones, desapariciones y asesinatos surgió un fuerte movimiento por la defensa de los derechos humanos y especialmente el derecho a la vida. Luego la lucha contra las privatizaciones y los procesos de liberalización fue el centro, y en los años recientes tomó fuerza la lucha por la defensa de los derechos humanos entendidos como derechos económicos y sociales, pero también culturales y ecológicos. Obviamente frente a un régimen cada vez más excluyente y un estado cada vez más debilitado y sin espacios de reconocimiento de la legitimidad de la oposición y protesta social, las luchas sociales han ido enfocándose cada vez más en una lógica ya no integracionista, sino identitaria y más recientemente rupturista, y eso es lo que ha ido sucediendo en América Latina en los últimos 8 a 10 años. Rupturista en el sentido de buscar ya no una reforma del orden neoliberal sino su transformación completa hacia un orden social y político verdaderamente incluyente




Edited on 2008-03-13 13:12:45 by ClinameN

Additions:
Le università pubbliche furono trasformate nel senso proposto dalla prospettiva sviluppista, specialmente nelle aree teniche e scientifiche. Ci fu uno spazio più favorevole al pensiero critico sociale e politico, che ebbe anche un impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari di allora.
le università e gli istituti di ricerca si convertirono in luoghi di sviluppo degli intellettuali critici e di formazione politica.
Furono "complementi" decisivi per la pratica sociale e politica dell'epoca.
L'asse di questa lotta era la militanza per il cambio sociale strutturale e rivoluzionario. I contenuti erano messianici e la proposta alternativa si presentava con grande chiarezza come uan ricetta, identificandosi con gli schemi del socialismo. Il dibattito era sui cotenuti perchè sui metodi di insegnamento si potevano identificare in ciò che Freire identificò come insegnamento di tipo bancario e questo sotto diversi aspetti.
In primo luogo la visione meccanicista della formazione: l'insegnamento (educación) era trasmissioen di cotnenuti da un soggetto all'altro; questo era l'obiettivo delal relazione pedagogica.
In secondo luogo sul concetto di conoscenza. Veniva infatti intesa come un oggetto assoluto che una volta afferrato doveva essere trasmesso e non come processo intersoggettivo dinamico e creativo del soggetto pedagogico e del metodo pedagogico.
In questo senso potremmo dire che come ci fu una educazione / pedagogia bancaria oligarchica e borghese così ce ne fu una pedagogia bancaria di sinistra. Entrambe erano strumentaliste benchè con contenuti di segno opposto.
Entrambe impermeabili alle peculiarità latinoamericane dal momento che avevano uan concezione scitifista della conoscenza e della pratica culturale e politica.
Entrambe con correnti funzionaliste (?) e strumentaliste (?) e strutturaliste nonostante fossero uan individualista e l'altra collettivista. La concezione dell'essere umano poneva sempre al centro non la persona ma il sistema, o quello esistent eo quello che vi si voleva sostituire.
E' chiaro che in mezzo a questo conflitto profondamente politico e ideologico, il pensiero di Paulo Freire era una autentica rivoluzione del pensiero.
Si trattava di un nuovo paradigma, che avrebbe potuto dialogare con i diversi poli, ma che fu in realtà emarginato da entrambi perchè in realtà implicava uan profonda critica della concezione pedagogica sviluppista.
Per Frire infatti la pratica pedagogica era un dialogo tra soggetti, una scommessa etica, una sfida antropologica e non solo un mezzo per un fine "sistemico" strutturale più elevato al quale gli esseri umani si dovrebbero immolare. Il soggetto per Freire non è l'inidividuo, non è il movimento politico o un partito, e nemmeno un movimento sociale, ma prima di tutto una comunità di vita costituita da persone, la quale è inserita in processi sociali ma che non perde mai la sua radice di comunità umana di vita, comunità di base, comunità locale, laddove la vita è qualcosa di concreto, quotidiano, e non un'epica messianica astratta; una comunità che si dà tanto nella vita quotidiana nel sistema vigente così all'interno dipratiche socaili e politiche di trasformazione del sistema...
???
Comunità dove il centro sono gli esseri umani, esseri che rinforzano collettivamente il dialogo, la loro visione e partecipazione alla realtà, la loro critica e autocritica della prassi che trasforma e umanizza la loro vita quotidiana e delel strutture sociali.
Pauolo Freire è quella persona che con più profondità ha riflettuto sul suo processo educativo e pedagogico e scopre che i contenuti non sono l'istanza più pedagogica. L'istanza più importante (istanza?) sono i tipi di relazione e il quadro entro il quale tali contenuti vengono comunicati. Questo quadro è il vero contenuto occulto che si costruisce intersoggettivamente, un "curriculum oculto" nel quale si sviluppano relazioni di potere diverse.
Questo ci conduce a uan domanda sulla coerenza tra i contenuti e i processi di comunciaizone di detti contenuti.
Per Freire la formazione


Deletions:
Le università pubbliche furono trasformate nel senso dei cambiproosti dallo sviluppismo specialmente nelelaree tecniche e scientifiche. Furono uno spazio molto favorevole allo sviluppo diun pensiero critico, sociale e politico di forte impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari dell'epoca. Le università, i suoi isittuti di ricerca, i sindacatiindustriali e agrari, si convertirono in spazi di sviluppo di una intelettualità critica e di formaizone dei moviemnti sociali dell'epoca. Fueron complemento decisivo para los aprendizajes propios de la práctica social y política, que era el factor más dinámico de la vida social en esos años. El eje movilizador de todo este proceso era la entrega militante a la lucha por el cambio social estructural, esto es, el cambio revolucionario. Los contenidos eran fuertemente mesiánicos y las propuestas alternativas presentaban una gran claridad y precisión (casi a manera de receta) en clara identificación con los esquemas del socialismo real y de la teoría de la dependencia.
El gran debate se daba en torno a los contenidos, pues en cuanto a los procesos de aprendizaje, puede decirse que la mayoría de estos procesos formativos podrían identificarse dentro de lo que Freire identificó como educación bancaria, al menos en varios aspectos. Primero, por la visión mecanicista de la formación (educación es transmisión de contenidos de un sujeto hacia otro sujeto, que es el objeto de la relación pedagógica), el concepto del conocimiento (entendido como un objeto absoluto que una vez que se alcanza debe ser transmitido y no un proceso intersubjetivo creativo y dinámico), del sujeto pedagógico, del método pedagógico, etc. Por esto podemos decir que tanto como se dio una educación bancaria oligárquica y burguesa, asimismo también se dio su contraria, una educación bancaria de izquierda, ambas instrumentalistas aunque de signo contrario. Ambas impermeables a las peculiaridades culturales de la población latinoamericana debido a su concepción cientificista del conocimiento y de la praxis social y política. En ambas corrientes dado su carácter funcionalista, estructuralista e instrumentalista, a pesar de una ser individualista y otra colectivista, el ser humano en cuanto persona, no es el centro, pues el centro siempre es ocupado por el sistema, el vigente o el que se quiere implantar.




Edited on 2008-03-05 13:02:16 by ClinameN

Additions:
Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalsita), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare monodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contemplato da la real academia espanola, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'istruzione (credo che la cosa migliore sia tradurre educacion in due modi diversi: pedagogia quando ha una valenza generale, istruzione quando si riferisce all'amito specifico dle termine italiano) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.

Deletions:
Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalsita), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare monodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contempalto da la real academia espanola, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'educazione (istruzione) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.



Oldest known version of this page was edited on 2008-03-05 12:59:24 by ClinameN []
Page view:

German Gutièrrez:


Pedagogia, lotta politica e cambio culturale in America latina


convegno "La speranza del cambiamento, ripensare la pedagogia di Paulo Freire oggi", Pinerolo 16/2/2008




I dibattiti sulla peagogia in America Latina negli ultimi 50 anni sono stati fortemente segnati dai cambi politici che potremmo dividere in tre grandi periodi:

1. lo sviluppismo, la rivoluzione cubana e le proposte di radicalizzazione dello sviluppismo;
2. l'ascesa delle dittature di sicurezza nazionale e l'installazione del regime neoliberista
3. la crisi del neoliberismo e il cambio politico e culturale della regione

In ognuno di questi momenti il dibattito sulla pedagogia ha messo in evidenza diversi aspetti, programmi e politiche educative, e, contemporaneamente, diverse resistenze e proposte alternative.

Lo sviluppismo e la lotta per il cambio


Si può dire che il progetto sviluppista si diede come obiettivo centrale il superamento dell'arretratezza economica mediante la moderizzazione economica basata sulla industrializzazione e tecnologizzazione dell'agricoltura, l'integrazione della popolazione in un amplio mercato interno (grazie allo sviluppo di mezzi di trasposrto e comunicazione), la dilatazione del consumo interno, il rafforzamento della classe media, e la creazione di un quadro istituzionale di diritti universali, di legittimizzazione e regolazione giuridica dei conflitti di classe. Strumento fondamentale di questo progetto doveva essere lo stato, quale promotore di nuovi investimenti e nuova mentalità. Strumento per promuovere formazione tecnica adeguata al nuovo progetto di sviluppo sia internamente ai gruppi di potere, benchè fossero vincolate a concezioni molto tradizionali dell'economia, della politica, entrambe tipiche della società prevalentemente agraria e commerciale del secolo del XIX, sia all'interno della classe lavoratrice. Lo stato doveva così fare grandi investimenti nella educazione orientata a rafforzare questo progetto industrializzante e di integrazione economica interna tra città e campagna. Si crearono così una grande quantità di istituzioni per consolidare questo progetto di integrazione e modernizzaizone nazionale basato sulla dinamica economica.

Lo schema soggiacente a questo progetto sviluppista fu prevalentamente economico, con aspetti razionalisti e nazionalsiti benchè fortemente dipendenti dai padroni dello sviluppo europei e nordamericani. Senza dubbio si trattò di una rottura progressista rispetto alle idee dei settori più conservatrori della società legati alla chiesa cattolica, alla proprietà agraria e ai poteri locali rurali e semirurali.
Si ampliò così la copertura educativa a livello universitario rafforzando e creando nuovi insegnamenti tecnici e scientifici (inclusa la scienza sociale di matrice funzionalsita), si crearono molti centri di formazione tecnica sia in città che in campagna orientati a formare monodopera qualificata per l'industria e l'agricoltura industrializzata. Gli alti indici di analfabetismo nella regione così come le forme di lavoro artigianale e a bassa produttività, i rapporti lavorativi basati sul “compadrazgo” (termine non contempalto da la real academia espanola, caporalato?) , la servitù e l'autoritarismo paternalista erano ostacoli a questo processo di modernizzazione. Per questo la riforma dell'educazione (istruzione) si accompagnò alla riforma del lavoro, che sancì il rispetto e delle organizzazioni padronali e dei lavoratori, e che, per stabilizzare il processo economico, formulò regole per dirimere gli inevitabili conflitti fra le classi, portando sicurezza a ciascuna delle parti. Si promossero anche politiche di modernizzazione e tecnologizzazione delle imprese, la modernizzazione dello stato, e della amministrazione pubblica (carrera administrativa, ?) etc.

Questo ideale sviluppista era condiviso dai partiti comunisti e dai sindacati, che erano i pricipali movimenti sociali dell'epoca, benchè criticato, perchè si basava esclusivamente su un interesse modernizzatore di tipo capitalista al servizio dei gruppi industriali. Si appoggiò quindi questo progetto capitalistico democratico mentre contemporaneamente si sviluppava una formazione e organizzazione operaia e contadina affinchè, una volta si fosse consolidata questa modernizzazione, fosse possibile una trasformazione di tipo socialista.

Da un'altra prospettiva la rivoluzione cubana criticò il carattere borghese e oligarghico dello sviluppismo sudamericano la sua concezione funzionale e non etica della promozione dell'educazione e l'organizzazione dei lavoratori. Criticava anche il fatto che l'integrazione nella dinamica economica beneficiava solo i settori industriali di punta, legati al capitale internazionale, e quindi non tutti i settori nè tutti i lavoratori. Criticò molto la politica imperialista del governo nordamericano e la dipendenza dei governi sudamericani sottomessi. Formulò l'importanza del carattere non solo classista ma anche anti-imperialista della lotta e la possibilità di una transazione diretta al socialismo, senza la necessità di creare una società capitalistica democratica come proponevano lo sviluppismo e i partiti comunisti.

In ogni caso anche il progetto cubano può essere riferito al modello sviluppista, per la visione dello sviluppo fondata nella produzione industriale (sostitutiva??), nella diversificazione delle esportazioni, nella spinta tecnico-scientifica nella produzione, nel ruolo dello stato nella promozione dell'economia, nel carattere nazionale dello sviluppo industriale e in senso più ampio in tutta la sua concezione della modernità.

L'impatto della rivoluzione cubana nel continente fu immediato e decisivo per la nascita dei movimenti rivoluzionari sia urbani che rurali. Mostrava che un cambio rivoluzionario in America latina era possibile, e lo era, non in un futuro generico giustificato da una presunta legge storica o da una aspirazione utopica, ma nel presente.

Questo cambiava il quadro della discussione politica imprimendovi delle opzioni pratiche, etiche e politiche con un peso inedito. Nel campo teorico la rivoluzione cubana assunse un ruolo decisivo nella formulazione di un pensiero critico che intrepretava la realtà sudamericana in un modo più originale, congedandosi dall'ortodossia del marxismo sovietico, grazie a una impostazione classista ma anche attenta alla storia e alla cultura sudamericane come base del pensiero critico.

In questo modo, duante gli anni sessanta, cercando di superare le strutture educative più tradizionali di stampo conservatore, rurale, clericale e oligarchico, convissero contemporaneamente nel continete almeno tre indirizzi: quello sviluppista borghese, progressista, rappresentato dal CEPAL; quello sviluppista dei partiti comunisti che promuovevano le riforme come condizione del cambio rivoluzionario; quello dell'intelelttualità più radicale vicina ai movimenti di liberazione nazionale e fortemente ispirati ai principi della rivoluzione cubana, per il quale il compito principale era la rivoluzione di liberazione nazionale come condizione dell'efficacia delle riforme sociali strutturali.

Le grandi differenze tra queste tre indirizzi erano politiche e ideologiche; tutte condividevano però la matrice moderna rispetto alla concezione della ragione e della verità, della libertà dell'individuo e dei diritti umani, del progresso, della scienza e della tecnica, e la concezione dell'universalismo. Comune era anche la concezione strutturalista, industrialista e "statal-interventista" (nelle sue varianti keynesiana e socialista)

Le differenze fondamentali erano invece sul carattere delle trasformazioni (capitalista, socialista o di liberazione nazionale) e per i soggetti necessari a queste trasformazioni : la borghesia industriale per i primi, l'allenza tra borghesia nazionale e classe operaia per i secondi; l'alleanza tra inellettuali critici, classe operaia, contadini, studenti e settori emarginati sensibili all'azione rivoluzionaria per i terzi. Magari In nota aggiungere: così come i cambi: modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo). E poi anche y las líneas y prioridades de la acción (reforma y modernización de las instituciones y creación de una capa de profesionales, técnicos e intelectuales al servicio del proyecto industrializador; en otro caso, la construcción de la alianza política necesaria para el cambio democrático modernizador y las reformas, en el tercero, el cambio revolucionario a partir del cual era posible reorganizar la sociedad e impulsar el desarrollo).

Nel caso del progetto educativo, i governi sviluppisti promossero la formazione di manodopera industriale l'istruzione tecnica media, l'ampliamento della copertura universitaria, la lott acontro l'analfabetismo. La priorità era senza dubbio, se si eccettua Cuba, supportare il progetto di modernizzazione dove oncentrarono gli sforzi.

Questo implicava l'auento di gremios económicos, sviluppo di centri di ricerca economica a essi associati, modernizzazione dei conti, delle finanze, delel statistiche nazionali per migliorare la pianificazione economica; formazione di economisti e amministratori, e la formazione tecnica deilavoratori. La formazione dei principali intellettualie quadri plitici continuò comunque a formarsi all'estero o in università private.

Le università pubbliche furono trasformate nel senso dei cambiproosti dallo sviluppismo specialmente nelelaree tecniche e scientifiche. Furono uno spazio molto favorevole allo sviluppo diun pensiero critico, sociale e politico di forte impatto nei movimenti sociali e politici rivoluzionari dell'epoca. Le università, i suoi isittuti di ricerca, i sindacatiindustriali e agrari, si convertirono in spazi di sviluppo di una intelettualità critica e di formaizone dei moviemnti sociali dell'epoca. Fueron complemento decisivo para los aprendizajes propios de la práctica social y política, que era el factor más dinámico de la vida social en esos años. El eje movilizador de todo este proceso era la entrega militante a la lucha por el cambio social estructural, esto es, el cambio revolucionario. Los contenidos eran fuertemente mesiánicos y las propuestas alternativas presentaban una gran claridad y precisión (casi a manera de receta) en clara identificación con los esquemas del socialismo real y de la teoría de la dependencia.

El gran debate se daba en torno a los contenidos, pues en cuanto a los procesos de aprendizaje, puede decirse que la mayoría de estos procesos formativos podrían identificarse dentro de lo que Freire identificó como educación bancaria, al menos en varios aspectos. Primero, por la visión mecanicista de la formación (educación es transmisión de contenidos de un sujeto hacia otro sujeto, que es el objeto de la relación pedagógica), el concepto del conocimiento (entendido como un objeto absoluto que una vez que se alcanza debe ser transmitido y no un proceso intersubjetivo creativo y dinámico), del sujeto pedagógico, del método pedagógico, etc. Por esto podemos decir que tanto como se dio una educación bancaria oligárquica y burguesa, asimismo también se dio su contraria, una educación bancaria de izquierda, ambas instrumentalistas aunque de signo contrario. Ambas impermeables a las peculiaridades culturales de la población latinoamericana debido a su concepción cientificista del conocimiento y de la praxis social y política. En ambas corrientes dado su carácter funcionalista, estructuralista e instrumentalista, a pesar de una ser individualista y otra colectivista, el ser humano en cuanto persona, no es el centro, pues el centro siempre es ocupado por el sistema, el vigente o el que se quiere implantar.
Es claro que en medio de este conflicto profundamente político e ideológico, un pensamiento como el de Freire era una auténtica revolución de pensamiento, un nuevo paradigma, pudiera interactuar y dialogar con los distintos polos, pero al mismo tiempo fuera discretamente marginado por cada una de las partes, pues implicaba una profunda crítica a todas estas concepciones pedagógicas desarrollistas. Pues para Freire la práctica pedagógica es un diálogo entre sujetos, una apuesta ética, un desafío antropológico y ontológico y no sólo un medio para un fin sistémico estructural más elevado al cual los seres humanos tienen que inmolarse. El sujeto para Freire no es el individuo, no es un movimiento político o un partido, ni siquiera un movimiento social, sino ante todo una comunidad de vida constituida por personas, que inserta en procesos sociales nunca pierde su raíz que es ser comunidad humana de vida, comunidad de base, comunidad local, allí donde la vida se torna algo concreto, cotidiano y no una épica mesiánica abstracta, y que se da tanto dentro de la vida cotidiana en el sistema vigente, como en el interior de las prácticas sociales y políticas por la transformación de dicho sistema. Donde el centro es que los seres humanos sean sujetos, es decir, seres que colectivamente van fortaleciendo su diálogo, su visión y participación de la realidad, su crítica y su autocrítica, su praxis transformadora humanizadora de la vida cotidiana y de las estructuras sociales. Y sobre todo Freire es quien con más profundidad reflexiona sobre el propio proceso educativo, pedagógico, y descubre que los contenidos no son la última instancia pedagógica. Esta es el tipo de relaciones en el marco de las cuales los contenidos se comunican o se construyen intersubjetivamente, una especie de contenido “oculto”, un “curriculum oculto” en el que se desarrollan relaciones de poder de distinto tipo. Esto conduce a la pregunta por la coherencia entre los contenidos y los procesos de comunicación de dichos contenidos. Para Freire la formación, la educación ante todo es un proceso de comunicación, no un método (una técnica finalmente) abstracto, una relación intersubjetiva colectiva, un diálogo siempre contextual y distinto acerca de problemas vitales. Por ello, ética, comunicación, diálogo y problemas vitales son el núcleo del proceso pedagógico. El pensamiento sociopolítico de Freire era desarrollista de izquierda, pero su pedagogía trascendía el desarrollismo. De ahí las ambivalencias de su recepción y su ulterior crítica.
Aun cuando el impacto intelectual de la obra de Freire trascendió a otros campos como la teología de liberación, la filosofía de liberación y el pensamiento crítico latinoamericano, así como también el pensamiento pedagógico en diversos países del tercer y también del primer mundo, el pensamiento de Freire no impactó fuertemente a las izquierdas, ni las universidades, ni los centros de investigación crítica. Para las izquierdas el pensamiento de Freire era incómodo y en el campo ético era considerado ingenuo; para las universidades era un crítico incómodo que desafiaba de modo implacable el poder académico tradicional; y para los centros de investigación crítica, era un crítico incómodo a su elitismo e intelectualismo. El gran impacto social del pensamiento de Freire se dió principalmente en las comunidades populares rurales y urbanas marginales de base, y en algunos movimientos sociales cercanos a la teología de liberación, que supieron comprender la profundidad y complejidad de su propuesta y la llevaron a la práctica enriqueciéndola con su propia experiencia. Inspirado en su pensamiento se desarrolló en nuestro continente desde los años setenta hasta hoy en día un amplio movimiento de “Educación Popular”, cada vez más diversificado (alfabetización, educación de adultos, reforma de la escuela, apoyo a movimientos sociales, apoyo a comunidades, etc.) y estrechamente relacionado con el movimiento de “Comunicación Popular”, las Comunidades de Base, los nuevos movimientos y redes sociales que ha continuado y desarrollado las líneas de reflexión educativa planteadas por Freire y por las nuevas realidades sociales y políticas latinoamericanas.
La dictadura neoliberal
La reacción de los grupos de poder más conservadores de América Latina, junto al temor que produjo en los gobiernos norteamericanos la apertura política y cultural que vivió América Latina en los años sesenta, condujo a una reacción violenta y dictatorial dirigida no sólo contra las izquierdas y los gobiernos reformistas (como en el golpe de Estado en Brasil), sino además contra el conjunto del proyecto desarrollista, incluido el desarrollismo nacionalista burgués (como quedó evidenciado en el golpe militar de Chile). Por eso el 11 de septiembre es una fecha tan emblemática para América Latina. Pues marca el surgimiento de lo que podemos llamar la era neoliberal en el continente. En efecto, el proyecto neoliberal promovido por la dictadura de Pinochet y el Departamento de Estado norteamericano a partir de 1973 realmente apuntó a una auténtica contrarrevolución estructural dentro del mismo capitalismo de reformas desarrollista.
Evidentemente los primeros objetivos de las dictaduras de Seguridad Nacional en América Latina fueron los militantes de la izquierda y los líderes sociales con gran protagonismo político. Miles de luchadores populares fueron asesinados, torturados, desaparecidos. Las principales organizaciones políticas y sociales de izquierda fueron prácticamente destruidas por vía del asesinato o la prisión de sus dirigentes, así como del terror sicológico contra sus miembros. Dentro de esta ofensiva fueron atacados profesores universitarios, centros de investigación, escuelas de formación, es decir, toda estructura de pensamiento, investigación y formación crítica. El control de las universidades fue entregado a grupos conservadores y derechistas, cuando no a militares. El objetivo era destruir las bases sociales, políticas e intelectuales de toda oposición de izquierda.
El segundo paso dado por las dictaduras fue empezar a desmontar todas las estructuras estatales económicas, sociales y educativas que el desarrollismo había construido, y que eran pilares del proyecto de desarrollo nacionalista y de coparticipación de todas las clases. Se iniciaron las contrarreformas laborales, el desmantelamiento de los organismos de promoción del Estado para la industria nacional, la eliminación paulatina de barreras arancelarias que protegían las industrias nacionales, la apertura a los capitales extranjeros, se desmontaron los institutos que promovían la reforma agraria desarrollista.
El tercer paso fue iniciar las reformas estructurales neoliberales que transformarían a fondo nuestras economías y nuestras sociedades. Las políticas centrales más importantes fueron la liberalización o apertura de la economía a los capitales extranjeros, la privatización de toda la economía tanto a nivel productivo como de los servicios, la privatización de todas las empresas públicas (energía, transporte, telecomunicaciones, recursos naturales, industria de bienes y servicios, etc.) o mixtas construidas y/o fortalecidas en la etapa anterior y finalmente la entrega de la soberanía económica y la soberanía sobre la política económica a los organismos multilaterales de desarrollo y de finanzas (BM, FMI) que dictaron las políticas económicas de todos nuestros países durante los años 80s y 90s, y las siguen dictando hoy en día en muchos países gracias al mecanismo de chantaje que significa la deuda externa.
Todo este proceso estuvo dirigido por una ideología no sólo económica sino global a nivel social y político, consistente en una idolatría de acuerdo con la cual el mercado es el único instrumento regulador eficiente de los intercambios sociales tanto económicos como culturales. De este modo, entregar todas las relaciones sociales al destino de las fuerzas del mercado, es lo que garantiza mayor eficiencia social. Sometidos a la democracia del mercado, sólo los eficientes se salvan mientras los ineficientes perecen. Se trata de la ley de selección natural en la vida social. La ley del sálvese quien pueda (quien se salva es en esta ideología el eficiente, mejor y por tanto el que debe salvarse para el bien de toda la sociedad). Esta ideología exacerbada a nivel global tras la caída del socialismo y el triunfalismo del capitalismo global, gobierna hoy a nivel global y conduce la actual estrategia de globalización, que no es otra cosa que la estrategia de los grandes capitales a nivel mundial, que hacen de todos los pueblos y economías, objetos de su lucro y depredación. Es obvio que para este proyecto el nacionalismo e integracionismo desarrollista era un gran obstáculo.
Entregar toda la vida social a la lógica del mercado es entregarla a la lógica del poder económico y político. De este modo los poderosos son cada vez más poderosos y los débiles cada vez más débiles, y ya no hay un estado que deba velar por el bien común, por la suerte de los más débiles para equilibrar un poco la balanza desigual del poder en la sociedad, que era una de las razones del estado desarrollista o de bienestar. Así es como hoy en día casi todas las ramas de la economías están dominadas por grandes empresas multinacionales o monopolios con mayor poder económico y político que la gran mayoría de los estados del tercer mundo, pero también en algunos casos con mayor poder que un estado del propio primer mundo.
Sin embargo significa además que sometida toda la vida social al cálculo monetario, los procesos de destrucción de la naturaleza, de las relaciones sociales (por la inseguridad laboral y la exacerbación de la competencia por las fuentes de trabajo) y de la cultura se acrecentan en la misma medida en que tras esa destrucción pueda obtenerse algún margen de lucro económico. Y de este modo la crisis ecológica global y el efecto de calentamiento del planeta avanzan sin límite alguno en las esferas del poder guiadas ahora por el lucro económico. El cuidado del planeta queda ahora en manos de una sociedad civil que ha sido debilitada al destruirse su soporte institucional en los Estados y por otra parte al ser condenada a la lucha por la supervivencia en un mundo económico cada día más incierto e inseguro. Una sociedad civil de la que ahora se reclaman las grandes transnacionales como sus principales representantes.
Qué significa un modelo así en términos educativos? La mercantilización de la educación. Esto significa la privatización de las universidades públicas cada vez más al servicio de intereses empresariales, y el auge de las universidades y colegios privados y extranjeros en la región. La autonomía científica, investigativa y tecnológica de las naciones deja el lugar para la liberalización del flujo de conocimientos bajo fuerte control monetario (de quienes financian los proyectos de investigación), por medio de las patentes en manos de las grandes transnacionales para obtener control de mercados, de precios y poder político, como sucede en el campo agrícola con los productos transgénicos, controlados por multinacionales como la Monsanto. La investigación al servicio del lucro y ya no al servicio de la nación y mucho menos de la vida humana (como es el caso de las vacunas contra el SIDA y otras enfermedades mortales). Esto se acompaña del culto al trabajador flexible, que ya no tiene identidad profesional sino que es capaz de adaptarse con gran flexibilidad a la gran cantidad de miniempleos temporales que el mercado le ofrece. La mercantilización de los medios pero también de los fines lleva a proponer, por ejemplo, que la decisión que un sujeto haga de su futuro profesional no esté dictada por una opción existencial sino por un análisis de mercado y un cálculo de interés monetario a largo plazo, algo que las reformas educacionales en América Latina promueven desde hace varios años dirigidas por el Banco Mundial.
La resistencia a este tipo de proyectos y políticas fue constante en América Latina desde un principio. En la etapa de las persecusiones, desapariciones y asesinatos surgió un fuerte movimiento por la defensa de los derechos humanos y especialmente el derecho a la vida. Luego la lucha contra las privatizaciones y los procesos de liberalización fue el centro, y en los años recientes tomó fuerza la lucha por la defensa de los derechos humanos entendidos como derechos económicos y sociales, pero también culturales y ecológicos. Obviamente frente a un régimen cada vez más excluyente y un estado cada vez más debilitado y sin espacios de reconocimiento de la legitimidad de la oposición y protesta social, las luchas sociales han ido enfocándose cada vez más en una lógica ya no integracionista, sino identitaria y más recientemente rupturista, y eso es lo que ha ido sucediendo en América Latina en los últimos 8 a 10 años. Rupturista en el sentido de buscar ya no una reforma del orden neoliberal sino su transformación completa hacia un orden social y político verdaderamente incluyente
Uno de los impactos positivos de la caída del socialismo real en América Latina, fue que obligó a superar la ingenuidad del pensamiento alternativo sobre las propuestas de cambio social, y a reconocer que a pesar de que el socialismo real se había propuesto superar al capitalismo como modo de organización y vida social mucho más humano, había quedado preso al mismo tiempo de ciertas matrices culturales, que podían al mismo tiempo explicar en alguna medida su derrumbe a finales de los años 80s y principios de los 90s. La crítica ya no era sólo hacia afuera (el mal está fuera), sino que el problema también estaba al interior de propio pensamiento y cultura crítica y alternativa. Esto produjo más apertura a las nuevas ideas, promovió nuevas reflexiones, nuevas imaginaciones utópicas como se vería ya muy pronto en el año 1994.
En el contexto de persecución, y de posterior desmantelamiento de la infraestructura institucional de interés público, los movimientos sociales tuvieron que buscar apoyo formativo de sus propias y limitadas fuerzas. Y ante el cierre de los espacios públicos tuvieron que enfocarse en los espacios locales y las relaciones cotidianas en los cuales era posible una vida social activa. De este modo, a pesar de la represión neoliberal, florecieron muchos movimientos locales e identitarios en los cuales la resistencia popular podía mantenerse y desarrollarse.
Este proceso identitario obedecía además, a una maduración propia del pensamiento crítico, que nacido de matrices universalistas, veía la necesidad de trascender la generalidad universalista y estructuralista, para entrar en la complejidad de lo cotidiano, de los modos de vida concretos de sujetos ya no universales abstractos sino sujetos concretos con género, raza, cultura, etnia, y microhistoria concretas. Un caso muy claro en este campo es el caso de la teología latinoamericana de liberación, que en los años 80s y 90s asistió a una gran diversificación de las reflexiones, a partir de tomas de posición de movimientos eclesiales, comunidades de base y teólogos y teólogas concretos que iniciaron reflexiones teológicas liberadoras pero ya no sólo en clave socioeconómica, sino además en clave de género, de raza, de etnia, de generación, de mundo de la vida (ej. Campesino, o urbano).
Importante ver que en ese transitar se fue pasando poco a poco de la reflexión identitaria, y de la hermenéutica en clave identitaria o específica, a la construcción de cosmovisiones globales en clave de género, de raza, de cultura, de etnia, dando origen ya no a teologías feministas de liberación, sino a nuevos enfoques epistemológicos y teológicos de género y de generación, indígenas, teología negra, etc. Es decir, la parte ya no se veía a sí misma como parte sino como un mundo, conviviendo con otros mundos.
En ese pensarse los propios movimientos a sí mismos en el contexto de un mundo cada vez más destructor, fueron aflorando visiones cada vez más radicales de la vida y la sociedad. El cuestionamiento se lanzó contra la propia modernidad. Cuando en los 90 llegó a Latinoamérica el pensamiento posmoderno, la reacción de la mayoría de intelectuales críticos de la generación de los 60 y 70 fue tremendamente fuerte. Se llegó incluso a ver en el pensamiento postmoderno una nueva ideología del poder global. Sin embargo muchos de estos movimientos sociales nuevos se sentían muy a gusto con varios de los motivos de la reflexión postmoderna. Especialmente su rechazo al racionalismo, al universalismo de la razón, a las visiones totalizantes de un pretendido sujeto omniabarcante, a su obsesión por la verdad única, su intolerancia e incomodidad frente a la diferencia y la pluralidad, su burla frente a la pretendida solemnidad del poder y las estructuras, su reivindicación de lo microsocial como resistencia, etc. Con el paso del tiempo pudo irse perfilando un pensamiento que se afirma como un postmodernismo de izquierda, ni escéptico ni melancólico frente al cambio social, pero sí capaz de retomar muchos de sus motivos. El escenario concreto era en muchos sentidos estrictamente postmoderno. Y el sentido común pero sobre todo la vivencia antes que la especulación intelectual, exigían un diálogo con el postmodernismo crítico libre de prejuicios dogmáticos.
Por esta razón, cuando surgió el grito indígena zapatista, la mayoría de movimientos sociales se sintieron tan plenamente interpretados y representados. No en el sentido de representación política, sino en el sentido de interpretados y representados en cuanto a concepción del mundo, de la sociedad, de la política y la lucha. Y en muchos sentidos el pensamiento zapatista retoma con mucha sutileza y lucidez muchos de los motivos postmodernos. Con consignas plenas de sabiduría milenaria, los zapatistas lograron poner en términos del lenguaje popular y no en términos del cada vez más obstruso lenguaje academicista, las ideas que muchos grupos sociales venían intuyendo o formulando. En frases ya legendarias como: “Una sociedad donde quepan todos”, o “Un mundo donde quepan muchos mundos”, o “mandar obedeciendo”, o “marchar al ritmo de los más lentos” o “detrás de nosotros estamos ustedes”, o “cambiar el poder sin tomar el poder”, los zapatistas expresaban las bases de un nuevo paradigma político que antes que una nueva teoría política o antes que un nuevo programa político apunta a una nueva concepción de la política y de lo político, de la cultura y la interculturalidad, de lo local y lo global, etc.
En el fondo, la resistencia contra el neoliberalismo puso de presente que la lucha no era sólo contra el liberalismo, contra las dictaduras, ni siquiera contra el capitalismo, sino contra la modernidad misma. Es decir, que el cambio cultural es condición del cambio político, y no a la inversa como normalmente se pensaba. O en otras palabras, que existe una circularidad entre la dinámica del cambio cultural y el cambio político, al menos es lo que puede verse en nuestra América Latina de hoy.
De manera que en esta etapa, mientras los partidos de izquierda y los sindicatos, emblemas del imaginario desarrollista de izquierda, centraron todas sus mejores energías en la lucha contra el neoliberalismo y sus políticas, y por otra parte luchaban por reformarse a su interior para superar el esquematismo y responder a los nuevos procesos económicos, políticos y sobre todo culturales, al mismo tiempo en muchas comunidades y localidades, se daba una auténtica explosión de luchas y movimientos locales, que adelantaban otro tipo de reflexiones, de tipo ya no reivindicativo frente al Estado y que reclamaban nuevas leyes o contextos institucionales, sino que se preguntaban por los significados sociales más profundos que daban identidad a determinados sujetos sociales (mujeres, comunidades negras, comunidades indígenas, jóvenes, etc.), sus raíces culturales, su contexto concreto y sus nuevas y viejas búsquedas resituadas. Y se preguntaban constantemente sobre los nuevos paradigmas epistemológicos, culturales y políticos. A nivel político, se constituyeron en los años noventas especialmente muchos gobiernos locales compuestos por fuerzas de izquierda en alianza con movimientos sociales o movimientos cívicos populares. Así se inició una de las mayores experiencias de aprendizaje de lo que significaba participar en las instituciones estatales, ser gobierno y participar en contextos muchos más complejos pudiendo atender las demandas de la población con nuevas herramientas.
De esta manera fue surgiendo nuevos temas de reflexión sobre los gobiernos locales, los poderes locales, la lucha al interior de las instituciones, la complejidad de las instituciones estatales, la relación entre movimientos sociales y gobiernos locales, el carácter político de los movimientos sociales, etc.
Por lo tanto, a) la defensa de la vida humana como criterio supremo de justificación de las luchas sociales (antes que la construcción de determinadas estructuras), b) la creación de nuevos paradigmas de pensamiento y acción que superen las matrices modernas, capaces de ir más allá del racionalismo, del universalismo monológico, el instrumentalismo, la dialéctica objeto-sujeto, la ética del deber represiva y autoritaria, el antropocentrismo, es decir, una crítica civilizatoria y no sólo estructural o coyuntural a la sociedad, c) la construcción de las nuevas relaciones sociales e institucionales a partir del poder y capacidad creador de las propias comunidades, aún en contextos de sistemas sociales excluyentes, d) la importancia del diálogo, la comunicación, la coherencia entre teoría y práctica, el encuentro de comunidades de vida en los procesos de construcción de ese otro mundo posible, son al menos 4 de los más importantes nuevos motivos aprendidos por la práctica de los movimientos sociales latinoamericanos en los años 90s.
Que sucedió con la lucha en el campo educativo? En primer lugar ha sido durante todos estos años que los movimientos estudiantiles han mantenido su lucha por la defensa de la educación pública a pesar de los procesos de privatización, que no ha podido concluirse plenamente debido a la fuerza de las resistencias. Por otra parte, la educación política de los trabajadores y obreros ha sufrido duros golpes debido a la guerra neoliberal contra los sindicatos, principales apoyos económicos de las escuelas de trabajadores, y también debido a los procesos de privatización de las empresas públicas y los servicios, la seguridad social, etc., y la ideología neoliberal contra el desarrollismo dentro del cual el sindicalismo era una pieza fundamental. Asesinatos de dirigentes sindicales, debilitamiento económico y organizativo de los sindicatos ha conducido a debilitamiento de la formación sindical. El debilitamiento y conservatización de los centros de investigación universitarios también ha debilitado la formación de intrelectuales y proyectos críticos de formación. La crisis ideológica de las izquierdas con la caída del socialismo terminó de apuntalar este proceso de debilitamiento de la formación política de los movimientos sociales y políticos críticos.
Sin embargo y debido a este proceso, los nuevos movimientos sociales tuvieron que ir formando sus propias escuelas de formación, en un clima de orfandad ideológica, lo que contribuyó a la búsqueda de nuevos enfoques, nuevos paradigmas culturales y políticos y educativos, y se produjo entonces un reencuentro de la corriente de la educación popular con estos nuevos movimientos sociales. También la educación popular ha vivido su propio proceso de transformación a medida que el contexto ha sido transformado. Comenzó a hablarse desde 1990 de la necesidad de una refundamentación de la educación popular. Ante un contexto en el que los cambios revolucionarios no se veían posibles, la educación popular reflexionó sobre su sobre-politización de la época anterior, inició un proceso de acompañamiento de los nuevos movimientos sociales y los temas identitarios que ellos planteaban, igualmente inició una reflexión sobre los límites del paradigma tradicional moderno de izquierda y el reencuentro con las culturas indígenas, las críticas feministas al patriarcalismo milenario y los desafíos de la ecología a las concepciones modernas y al desarrollismo latinoamericano incluido el revolucionario. Otro tema que empezó a desarrollar fue el de el impacto de las transformaciones científicas y tecnológicas en la vida cotidiana de las comunidades populares, el concepto mismo de lo popular transformado por las nuevas teorías de la comunicación y la recepción, y los procesos culturales de hibridación, los límites del estatalismo y la recuperación de los potenciales autoorganizativos de los seres vivos y dentro de ellos de los grupos humanos y comunidades, lo que implicó revaluar algunas ideas marco del pensamiento de Freire y al mismo tiempo recuperar otras que en el período anterior no habían tomado gran protagonismo en la educación popular. Aquí el tema de la ética y del sujeto, y de la cultura popular vinculada a los procesos vitales desarrollados en la cotidianidad comenzaron a ser cada vez más recuperados. Se trató de un paso del estructuralismo a la dimensión vital de lo cotidiano y al peso de las culturas en los modos de vida y resistencia.
El pensamiento de Freire en este nuevo contexto cobró una fuerza mucho mayor, pues la tendencia giraba hacia la importancia del sujeto (pero no del sujeto abstracto –categoría sino del sujeto concreto humano comunitario y personal antes que “social”, diverso, generizado, racializado, culturizado, abierto a la diferencia y el disenso pero al mismo tiempo a la solidaridad y el apoyo mutuo, al ser mas), a la importancia de la comunicación y el diálogo no como medio sino como contexto y condición de posibilidad de construir mundos nuevos, y sobre todo a la coherencia entre el decir y el vivir, entre lo dicho y lo hecho , se hizo presente en muchos movimientos sociales de la época. Y sobre todo porque para Freire la ética es el fundamento mismo del vivir humano, del conocimiento y la educación, antes que la razón abstracta, la verdad o la pretendida objetividad unívoca de los sujetos trascendentales lo cual ayuda mucho a orientar las búsquedas en épocas confusas como las que tuvimos que vivir en los años 90s. Cuando los proyectos claros cayeron, nuestra lámpara que nos guiaba en el oscuro túnel de la pretendida falta de alternativas y del pretendido fin de la historia, fue la ética, pero no la ética autoritaria de la ley, que es como algunos la comprenden, sino la ética del servicio a las víctimas de la exclusión que eran más que evidentes a pesar de haber caído la sociedad de la certeza alternativa. Por esto Gustavo Gutiérrez expresó con gran claridad que incluso no era importante si la teología de la liberación moría como movimiento y pensamiento teológico, puesto que el problema de fondo era qué hacer frente al desafío de la pobreza cada vez mayor en esta era de globalización neoliberal.
La rebelión contra el neoliberalismo
En los últimos 10 años se fue viendo con cada vez mayor claridad que a pesar del gran daño producido por el modelo neoliberal en América Latina, las fuerzas de la vida, eran mayores que las fuerzas del poder y del lucro capitalista. Así fue como en muy pocos años pueblos completamente debilitados, humillados, pauperizados económicamente por el neoliberalismo, fragmentados por las políticas represivas y de acoso económico, decidieron decir basta y hacer valer su deseo y decisión de defender la vida humana misma. En poco menos de diez años los pueblos de la región han depuesto los gobiernos neoliberales en Argentina, Venezuela, Brasil, Bolivia, Ecuador y han impuesto nuevos gobiernos caracterizados en su mayoría como de centro izquierda, indígenas, populares o revolucionarios. En algunos casos como Venezuela, Bolivia y Ecuador los nuevos gobiernos expresan una más clara voluntad de transformación de la sociedad en el camino de un humanismo concreto de atención a las necesidades de la población más excluida y pobre de la sociedad, y de constitución de sociedad con mayor justicia social y económica, mayor equidad, de recuperación de los bienes públicos para el conjunto de la población, y no para unos pocos, y de soberanía en todos los campos. Una más clara voluntad de transformación que significa mayor voluntad y por tanto decisión de enfrentar los poderes económicos oligárquicos tradicionales y las políticas de dominación del gobierno de Estados Unidos.
Las grandes dificultades que enfrentan estos nuevos gobiernos y movimientos sociales provienen de un contexto como el actual en el cual las instituciones internacionales y los poderes mundiales económicos, políticos y militares persisten en la lógica del lucro capitalista neoliberal y de dominación del Norte sobre el Sur. Por otra parte una gran parte de la sociedad civil ve con simpatía pero al mismo tiempo con temor tales cambios, debido al miedo que provoca imaginarse la reacción violenta imperial, pero además debido al miedo que provoca la idea que las sociedades complejas de hoy en día puedan cambiar. Tan fuerte se ha afianzado la ideología de que el capitalismo es la única sociedad posible, y a su interior el neoliberalismo no muy agradable pero eso sí la única alternativa.
Es como si hubiera la convicción generalizada de que el rumbo de la humanidad tiene que cambiar, pero al mismo tiempo la idea que no hay alternativa clara, y que intentar cambiar el mundo es más riesgoso que intentar sobrevivir dentro de él (adaptación).
En este sentido a las líneas educativas señaladas en el acápite anterior, hay que añadir algo que Freire siempre enfatizó desde un principio: el principal enemigo de las transformaciones es el miedo a la libertad, el miedo a la transformación, el miedo a pisar terrenos inéditos y poco conocidos.
En medio de este temor va poco a poco creciendo un movimiento ciudadano mundial de búsqueda de una nueva cultura, de nuevos modos de economía, basados más en la escala humana que en la escala cuantitativa abstracta de un cálculo de costo y utilidades, se va mostrando cada vez más que otra cultura global es posible, de respeto a la naturaleza, a la vida humana y a las diversas culturas, otro paradigma de la política y de la economía es posible, y que ello pasa por reintegrar los descubrimientos hechos por las dinámicas locales, por los sujetos específicos y los pensamientos globales con conciencia de particularidad (género, raza, etnia, generación, clase), otros pensamientos sobre lo político y la política, otras epistemologías.
Los retos para una educación crítica, popular y alternativa, son cada vez mayores, sobre todo en el contexto de la revolución en los campos del conocimiento, la información y la comunicación, que cada día son mejor aprovechadas por los movimientos locales y alternativos, y frente a las cuales los poderes globales intentan recuperar un control total, todavía sin éxito.
La pedagogía que se impone en estos tiempos de búsqueda de alternativas y prácticas constructivas es una pedagogía del encuentro, de la esperanza, de la creatividad del experimentar nuevas formas de vida y comunidad, y a partir de una multitud de sujetos que no son centralizables organizativamente, sino que se relacionan por medio de redes y acciones comunes, y cuyo pensamiento no es sintetizable en cuanto a contenidos únicos y comunes, sino que es un constante fluir comunicativo y diálogo de saberes y de propuestas que van teniendo impactos pequeños pero con efectos mayores a través de las redes, impactos no controlables ni planificables, pero que se fortalecen con la propia comunicación y práctica cada vez más compleja de los movimientos y comunidades.
Es un nuevo pensamiento que no opera a partir de modelos estructurales sino de sujetos en diálogo e interacción, pequños espacios de poder local interconectados que van desarrollando redes mas fuertes y solidarias, y que como en el caso de America Latina se ven apoyadas y estimuladas por gobiernos nacionales, pero que no son dependientes sino interactuantes con estas lógicas gubernamentales dentro de la lógica del mandar obedeciendo como línea de gobierno, y en los cuales la ética cumple un rol creciente en la perspsctiva de la coherencia y el diálogo intercultural, y por tanto es una ética más de la escucha y del diálogo que una ética formalista de cumplimiento de leyes y máximas postuladas por y para un sujeto trascendental enamorado de sí mismo y sus propias proyecciones..
El surgimiento de nuevos gobiernos progresistas en América Latina ha creado un nuevo contexto que de nuevo resitúa los procesos de la educación popular y el pensamiento asociado a tales procesos. En el movimiento de Educación Popular, por ejemplo, desde 2003 los ejes definidos para el debate han sido las relaciones entre la Educación ¨Popular y los Nuevos Paradigmas, los Movimientos sociales, la democratización de las estructuras políticas y los espacios públicos, el cultivo de la diversidad y la lucha contra todas las formas de discriminación, así como los sistemas y políticas educativas. Todo ello puede mostrar que se trata de una cierta síntesis en nuevo contexto de muchos de los temas de la etapa desarrollista y de los temas de la etapa de crítica al período neoliberal que aún no termina pero que ya va en retirada. Esto es una señal esperanzadora, pues significa el reencuentro del pensamiento crítico estructural con el pensamiento crítico movimientista e identitario de los años 80s y 90s. De reencuentro entre lo institucional y lo extrainstitucional, del necesario universalismo de una propuesta y la necesaria diversidad de pensamientos y paradigmas culturales populares, etc.
Conclusión
Hemos intentado mostrar de manera muy general y apretada, que los desafíos a la educación en America Latina han estado en estrecha relación con un contexto social, económico, político y cultural, contextos además conflictivos y cuya conflictividad es compleja y fluida, y no es una conflictividad predeterminada y fijada por relaciones estructurales, sino por la dinámica de sujetos comunitarios y sociales que luchan por desarrollar sus condiciones de vida y la sociedad de la que forman parte. En ese caminar, el pensamiento de Freire ha sido siempre un pensamiento compañero de camino, que en cada contexto ha brindado aportes sustanciales, aportes que hemos querido resaltar, pues el tema nuestro no es Freire en sí, sino Freire como compañero de un camino de liberación, de humanización, de transformación, que es nuestro tema central, pues es nuestra vida y la de nuestros hijos e hijas, y por lo cual cobra sentido preguntarse por los desafíos a una educación crítica y liberadora.
Valid XHTML 1.0 Transitional :: Valid CSS :: Powered by Wikka Wakka Wiki 1.1.6.3
Page was generated in 2.1036 seconds

Valid CSS!